Redditi in Bergamasca, Mozzo supera Gorle: inflazione vanifica gli aumenti

Nel 2023 crescono i redditi, ma i rincari annullano i guadagni reali. La città resta terza in Italia. Calano i "paperoni", aumentano le disuguaglianze

Mozzo conquista il primo posto nella classifica dei redditi più alti della Bergamasca, scalzando Gorle, che scivola al secondo posto. La media dei redditi imponibili dichiarati nel 2023 in provincia di Bergamo ha raggiunto i 24.803 euro, segnando un aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo incremento si è rivelato insufficiente a contrastare l’inflazione, che nel corso dell’anno ha toccato il 4,9%, annullando di fatto ogni beneficio reale per i contribuenti.

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, rielaborati da Excellera Intelligence, l’economia orobica appare ancora solida, con 236 comuni su 243 che registrano una crescita dei redditi. Eppure, la forbice tra le aree urbane e quelle montane resta marcata, confermando una polarizzazione territoriale ormai strutturale. Il fanalino di coda è Cassiglio, dove il reddito medio si ferma a 15.662 euro, a fronte dei quasi 34 mila euro di Mozzo.

Bergamo città mantiene il terzo posto in Italia tra i capoluoghi di provincia con il reddito più alto (31.228 euro), preceduta solo da Monza (32.363) e Milano (36.408). Nel panorama provinciale, spiccano anche le performance di Torre de’ Roveri (+10,4%) e Treviolo (+5,9%), che guadagnano posizioni nella top ten locale.

Ma i dati mettono in luce anche segnali d’allarme. Il numero dei contribuenti più abbienti – quelli con redditi superiori a 120 mila euro – è sceso del 15,7%: da 9.839 nel 2022 a 8.292 nel 2023. Questi rappresentano l’1% del totale, ma detengono circa il 9,1% del reddito complessivo provinciale. I maggiori numeri si registrano a Bergamo città (2.914), Treviglio (395) e Gorle (186).

Sul fronte opposto, 154.662 bergamaschi dichiarano meno di 10.000 euro annui, ossia quasi il 19% dei contribuenti, un dato in lieve calo rispetto al 2022. Sommando anche chi dichiara tra i 10.000 e i 15.000 euro, emerge che quasi il 30% della popolazione vive con meno di 1.250 euro lordi al mese. Le fasce più consistenti restano quelle comprese tra 15.000 e 55.000 euro, che insieme rappresentano circa il 65% dei contribuenti.

Nel 2023, l’Irpef versata in provincia è stata pari a circa 4,1 miliardi di euro, distribuiti tra 689.231 contribuenti, con un esborso medio di 5.956 euro a testa. Un valore che riflette l’aumento dei redditi nominali, ma anche il peso crescente del carico fiscale in un contesto di inflazione persistente.

Infine, il tessuto socio-economico bergamasco si conferma a due velocità, dove i centri urbani e la fascia dell’hinterland restano trainanti, mentre le valli e i comuni montani continuano a lottare con fragilità strutturali. E se da un lato si rilevano timidi segnali di crescita anche nei territori più deboli – come a Blello (+13,6%), Valtorta (+12%) e Locatello (+11,4%) – dall’altro la disparità complessiva non accenna a ridursi, segno di una ricchezza distribuita in modo sempre meno equo.

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