Le acque del lago d’Iseo sono eccellenti per la balneazione, ma la salute ambientale del Sebino è ancora ben lontana dall’essere ottimale. Il giudizio arriva dai dati diffusi da Arpa Lombardia durante il convegno organizzato sabato 24 maggio a Sarnico dal dipartimento Ambiente, Territorio e Protezione civile di Forza Italia Bergamo, con il supporto della V Commissione regionale.
Il bilancio complessivo, secondo le rilevazioni condotte tra il 2014 e il 2022, è chiaro: lo stato chimico è buono, ma quello ecologico è appena sufficiente. L’obiettivo, indicato nel Piano di gestione del distretto idrografico del Po, è raggiungere il “buono stato ecologico” non prima del 2027.
Un lago che soffre
Il problema principale resta l’eutrofizzazione, un fenomeno causato dall’eccesso di nutrienti, in particolare fosforo, che negli anni ha alterato gli equilibri naturali del bacino. Il lago è diventato meromittico, con strati d’acqua profondi che non si rimescolano più con quelli superficiali. Il risultato è una zona anossica tra Tavernola e Predore, priva di ossigenoe ricca di nutrienti, dove la vita acquatica è in sofferenza.
Le temperature in aumento aggravano il quadro. La stratificazione termica rende più difficile il ricambio naturale, necessario per garantire l’equilibrio biologico e contrastare l’accumulo di sostanze dannose.
Depurazione, due velocità
Secondo Lucia Lo Palo, presidente di Arpa Lombardia, per migliorare la situazione occorre intervenire sui fattori esterni, in primis la depurazione dei reflui. Un appello già raccolto da Uniacque, che gestisce il servizio idrico integrato nella Bergamasca: “Dal 2018 abbiamo investito 8 milioni di euro tra il Sebino, la Valle Seriana e la Valle di Scalve – ha dichiarato l’amministratore delegato Pierangelo Bertocchi –. Oggi non ci sono più scarichi diretti nel lago da parte della Bergamasca, salvo rari casi di scarichi abusivi ancora da contrastare”.
Il nodo più critico resta la Valle Camonica, dove il sistema di collettamento non è ancora completato. I reflui provenienti dall’alta valle, non opportunamente depurati, finiscono nell’Oglio e quindi direttamente nel Sebino. Un deficit strutturale che compromette gli sforzi fatti altrove.
Un patrimonio da salvare
Nel corso dell’incontro – cui hanno partecipato, tra gli altri, Alessandro Sorte, Jonathan Lobati, Loris Rodigari, Umberto Valois e Massimo Cocchi – si è ribadita l’urgenza di proteggere il Sebino, non solo per motivi ambientali, ma anche per il suo ruolo strategico nel turismo e nello sviluppo locale.
In collegamento, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha ricordato come i laghi siano «un baluardo contro il cambiamento climatico» e ha sottolineato l’importanza di valorizzare le risorse idriche sia sul piano ambientale sia economico.
Il futuro passa dai dati
Arpa presenterà nel 2026 i risultati del monitoraggio 2020-2025. Intanto, sei campagne annue di campionamentocontinuano a raccogliere dati lungo la colonna d’acqua, fino a 250 metri di profondità. La speranza, per gli esperti, è che le iniziative già avviate – specialmente nella sponda bergamasca – e i futuri interventi sul fronte bresciano, possano portare a un innalzamento complessivo della qualità ambientale del Sebino.
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