Nel primo semestre del 2025, il settore terziario bergamasco ha registrato una crescita record nel numero di nuove imprese. Secondo l’elaborazione di Confcommercio Bergamo su dati della Camera di Commercio, tra gennaio e giugno si sono contate 2.007 nuove aperture nei comparti di commercio, turismo e servizi, a fronte di 1.137 cessazioni, per un saldo positivo di +870 imprese.
Un balzo in avanti significativo, soprattutto se confrontato con gli anni precedenti: nel 2024 il saldo era negativo (-36), mentre nel 2023 era positivo di +306 unità. Il 2025, dunque, si candida a essere un anno record per la vitalità imprenditoriale nella provincia, ma anche un indicatore della crescente instabilità del comparto.
Due segnali d’allarme: turnover e sedi fittizie
Nonostante i numeri positivi, Confcommercio lancia un allarme su due fenomeni critici: il raddoppio del turnover rispetto al periodo pre-Covid e l’aumento delle imprese senza sede effettiva, un fenomeno che penalizza le attività tradizionali nei centri storici.
«I dati sono incoraggianti, ma la fragilità strutturale resta alta», afferma Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo. «La dinamicità del mercato nasconde un’elevata mortalità imprenditoriale e una fuga dai format classici di commercio e ristorazione».
Città in testa, ma ristoranti e bar in calo
Bergamo città guida la classifica territoriale con il 23,6% delle nuove aperture e un saldo di +217 imprese, trainato in particolare dai servizi. Tuttavia, si registra un calo nei bar (-13), nei ristoranti (-11) e nei negozi al dettaglio, con chiusure anche nei settori di abbigliamento, gioielleria, ferramenta e alimentari.
Nei centri storici, il trend è ancora più evidente: le vetrine si svuotano, segno di una transizione in corso che privilegia forme di impresa più agili, ma anche meno visibili sul territorio.
Le forme giuridiche: prevale la ditta individuale
Tra le nuove imprese spiccano le ditte individuali (50,5%), seguite dalle società di capitali (40,4%), con un boom delle Srl semplificate, sempre più scelte dai giovani imprenditori e da chi cerca soluzioni rapide per l’avvio dell’attività.
La mappa dell’imprenditorialità bergamasca
Oltre alla città capoluogo, anche la pianura occidentale (+196) e l’hinterland (+205) mostrano una forte vitalità. In coda le aree montane, con la Valle Brembana che segna solo il 4,3% delle nuove imprese e un saldo di +22 unità.
I settori: bene servizi e professioni, in crisi il commercio
Analizzando i settori, emerge un’espansione nei servizi (+377 imprese) e nei profili professionali (+36), mentre il commercio non alimentare segna un -123, e quello ambulante -66. In flessione anche il settore turistico e della ristorazione (-34), penalizzato da costi gestionali elevati e concorrenza digitale.
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