BERGAMO – Oltre un migliaio di alberi abbattuti in otto anni: è il bilancio degli interventi messi in atto nella Bergamasca per contrastare il tarlo asiatico del fusto, insetto invasivo che ha devastato parchi, viali alberati e aree naturali dal 2017 a oggi. Segnalato per la prima volta in provincia a Trescore Balneario, il coleottero è stato poi rintracciato in altri quattro focolai: Curno e Treviolo, San Paolo d’Argon, Costa Volpino e Lovere, Grumello del Monte e Ghisalba.
Alberi distrutti per evitare la diffusione
Le specie più colpite sono state sia ornamentali urbane, come aceri e ippocastani, sia quelle tipiche degli ambienti fluviali e forestali, tra cui olmi, pioppi, salici e betulle. Per contenere l’infestazione, le autorità competenti hanno ordinato abbattimenti selettivi e massicci, a volte anche in presenza di un solo esemplare infetto.
Emblematico il caso del Parco della Trucca, dove nel marzo scorso sono state tagliate in un solo giorno ben 119 piante. Eppure, anche dopo le eradicazioni, il tarlo può ricomparire, spesso a causa di negligenze o del mancato rispetto delle misure di sicurezza, come dimostra il recente episodio di Treviolo, dove l’abbattimento non autorizzato di un albero ha fatto scattare le sanzioni.
Rimpiazzi con specie più resistenti
A ogni abbattimento seguono interventi di rimboschimento, ma con criteri differenti. Le nuove piantumazioni puntano su specie non attaccabili dal tarlo, come ginkgo biloba, bagolari, alberi di Giuda, storace americano, liriodendri e querce. Varietà meno familiari al paesaggio bergamasco, ma più sicure dal punto di vista fitosanitario.
Curno esce dalla fase critica
Tra i comuni più colpiti, Curno rappresenta oggi un esempio di gestione efficace dell’emergenza. Il sindaco Andrea Saccogna ha dichiarato che tra il 2023 e il 2024 sono stati abbattuti oltre 200 alberi, distribuiti tra il centro abitato e gli argini del Brembo. Tuttavia, grazie alla collaborazione con Ersaf (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste), la situazione è sotto controllo: sono stati piantati un centinaio di nuovi alberi nel centro cittadino e circa 500 lungo il fiume, segnando l’uscita dalla fase critica.
Lotta ancora aperta in altre zone
Mentre alcuni comuni iniziano a voltare pagina, altrove l’allerta resta alta. Il tarlo asiatico si diffonde facilmente, e anche una sola violazione dei protocolli può riattivare un focolaio. Per questo motivo, gli enti locali e le autorità ambientali continuano a monitorare il territorio, applicando misure rigide e puntuali, compreso il sequestro e l’analisi delle piante sospette.
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