Risparmi fermi a Bergamo: solo +1,8% in un anno, inflazione e incertezza frenano le famiglie

Stagnazione dei depositi bancari: i bergamaschi risparmiano sempre meno e faticano ad accantonare, mentre le imprese preferiscono investire

I conti correnti di famiglie e aziende bergamasche crescono a fatica: secondo i dati della Banca d’Italia aggiornati al 30 aprile 2025, il totale depositato ha raggiunto i 36,8 miliardi di euro, segnando un modesto incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Una crescita irrisoria, pari a 664 milioni, che fotografa con precisione l’attuale situazione di incertezza economica e la difficoltà delle famiglie nel risparmiare.

L’aumento è il più contenuto degli ultimi anni, dopo un decennio segnato prima dal boom della pandemia e poi dalle turbolenze economiche internazionali. Nel dettaglio, il 2020 aveva registrato un’impennata dell’8,2%, salita al 12,7% nel 2021. Il rallentamento è iniziato nel 2022 (+4,4%), per poi virare in negativo nel 2023 (-4,9%) e continuare con un altro calo nel 2024 (-2,2%).

Come sottolinea PrimaBergamo, l’inflazione resta il nemico numero uno del risparmio. Come sottolineato anche da Adiconsum, i prezzi al consumo in Italia continuano a crescere più che in altri Paesi europei, erodendo il potere d’acquisto e comprimendo la capacità delle famiglie di accantonare risorse. In parallelo, l’incertezza sul futuro e l’aumento dei costi di energia e materie prime hanno portato molti cittadini a rinunciare a mettere da parte denaro, utilizzandolo invece per far fronte alle spese quotidiane.

Le famiglie restano comunque protagoniste della quota maggiore di risparmio: su 36,8 miliardi complessivi, ben 24,4 miliardi provengono dai conti delle famiglie, con un aumento su base annua dell’1,1% (277 milioni). Un dato che conferma la storica attitudine dei bergamaschi al risparmio, ma che rivela anche una crescente difficoltà a mantenere lo stesso ritmo di accumulo registrato negli anni precedenti.

Le imprese, invece, sembrano orientarsi verso soluzioni diverse. Sempre più aziende scelgono di investire piuttosto che lasciare somme inutilizzate in banca, vista anche la scarsa redditività dei depositi. I tassi d’interesse sui conti correnti restano bassi, rendendo meno conveniente il parcheggio di liquidità a fronte di un’inflazione che continua a pesare.

Nel tentativo di contrastare questa situazione, alcune famiglie hanno optato per i conti deposito, cercando di ottenere un rendimento leggermente superiore. Tuttavia, le trattenute fiscali e gli oneri accessori limitano significativamente i guadagni effettivi. Anche i titoli di Stato sono tornati a essere una scelta interessante grazie alla buona performance recente, ma il grosso degli acquisti resta in mano agli istituti di credito, non ai piccoli risparmiatori.

La stagnazione dei risparmi bergamaschi appare quindi come un effetto combinato di inflazione, timori per il futuro e rendimenti poco competitivi. Una situazione che, secondo gli analisti, potrebbe persistere anche nei prossimi mesi, a meno di una significativa inversione di tendenza sul fronte macroeconomico o del credito al consumo.

Redazione

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