Dickert, il paisà dalla Norvegia a Bergamo con il sogno tricolore: “Conosco il basket in molte lingue”

L’aggregato della Blu Basket racconta la sua storia tra Stati Uniti, Cina, Norvegia e Italia: “Ho il passaporto italiano, voglio restituire valore e creare connessioni attraverso il basket”

Una carriera costruita sul parquet globale

Patrick John Dickert, classe 1996, si presenta come una figura internazionale del basket contemporaneo, capace di unire in sé le esperienze da giocatore, allenatore e formatore. Nato ad Hatfield, Massachusetts, e cresciuto sportivamente tra la Loomis Chaffee School di Windsor (Connecticut) e il Colby College a Waterville (Maine), Dickert si laurea in economia nel 2018. Fin da subito, si lancia in una carriera globale che lo porta ad allenare e giocare in Cina, Norvegia e Inghilterra, prima di approdare in Italia, dove oggi si aggrega alla preparazione estiva della Blu Basket Bergamo, squadra militante in Serie A2.

Il suo motto, ricorrente anche nei post social, è “MYBG – May you be great”, ovvero “Possa tu essere grande”, accompagnato da una citazione biblica dal Vangelo di Matteo: “Go ahead, be great”.

“Il basket è connessione, e io voglio restituire valore all’Italia”

Dickert racconta con entusiasmo il suo approdo nel Belpaese: “Ho un bisnonno di San Michele di Bari, l’anno scorso ho ricevuto la cittadinanza italiana a Taranto. Un passaporto che mi dà un’ulteriore opportunità di mercato. Però sono sempre in viaggio: ho allenato in Cina e giocato a pallacanestro da professionista in Norvegia”.

Non si tratta solo di opportunità sportive, ma di identità e appartenenza: “L’Italia è uno dei posti da esplorare alla ricerca di un lavoro nel basket a livello professionale. Ho sempre voluto trovare un posto dove giocare e, ovviamente, il passaporto fa una grande differenza. Ma è importante per me dare qualcosa in cambio al Paese. Non si tratta solo di avere la possibilità di essere un giocatore comunitario: voglio una connessione profonda, un legame vero con la mia nazionalità. Questa è la ragione per cui sono venuto”.

Esperienze internazionali e una visione tecnica completa

Pat ha una padronanza impressionante delle lingue: parla italiano, norvegese, inglese e mandarino, che utilizza anche nei sottotitoli dei suoi contenuti digitali. La sua filosofia è chiara: “Il basket significa creare connessioni”, e queste connessioni prendono vita ovunque sia passato. In Cina, ha lavorato per gli Aviators di Shenzhen come skills trainer e assistente allenatore, prima di diventare head coach all’Accademia di Pallacanestro degli Stati Uniti a Chongqing, dove formava atleti dai 8 ai 18 anni e progettava l’intero curriculum tecnico.

“In Norvegia sono state le mie prime due stagioni in cui ho giocato professionalmente. Prima ancora, stavo lavorando come skills trainer e assistente allenatore per gli Aviators di Shenzen, ora noti come Leopards. Lo stesso club dove ha lavorato Marco Ciarpella, che adesso, tornato dalla Cina, fa il coach alla Virtus Lumezzane. L’abbiamo incontrato nel primo scrimmage”, racconta.

In cerca di un’opportunità: “Voglio giocare, ma anche insegnare”

Attualmente, Dickert partecipa agli allenamenti della Blu Basket Bergamo assieme a Soma Abati Touré, con l’obiettivo di farsi spazio nel roster o contribuire in altri ruoli tecnici. Con la consapevolezza del proprio percorso, aggiunge: “Sono un italiano senza formazione. Quando ho iniziato le pratiche per la mia cittadinanza italiana, ho capito che le regole della federazione cambiano ogni anno. Ma ho capito che in serie A2 un posto per un italiano di nazionalità sportiva ci sarebbe stato.

Poi rilancia: “Cerco opportunità in questa categoria. Il mio obiettivo è semplice, voglio giocare e voglio costruire una relazione con il club, perché penso che potrò usare il mio background di esperienze anche come allenatore o insegnante, per aiutare a migliorare il sistema”.

Dal 3×3 estivo all’Italia professionale: “È la mia gratitudine”

Dickert non smette mai di allenarsi, giocare, competere: partecipa al circuito 3 contro 3 in Italia tra primavera ed estate, senza trascurare esperienze come la Sunrise Ball Session a Londra. Con questa versatilità, guarda al basket italiano come una terra di possibilità e di restituzione: “Penso che il basket italiano abbia una grande opportunità per migliorare. Ho giocato 3×3 l’estate e vedo che in questo campo funziona tutto molto bene. Questa è una parte del mio modo di dire grazie. Se posso essere parte di un team come allenatore e poter sperimentare il mio sogno, è una gratitudine di ritorno a quel club e al basket italiano in generale”.

Chiude con un messaggio che è anche una proposta: “Ho una rete di conoscenze, l’esperienza da allenatore. Se c’è un interesse in Italia per allargare le sue frontiere, la mia connessione con gli Stati Uniti, con la Cina e con la Norvegia può creare valore per una società”.

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