Aeroporto di Orio, traffico in calo: tra numeri record di Ryanair e scelte di Sacbo

Lo scalo bergamasco registra un segno negativo del 3,5% nei passeggeri, unico caso in Italia. Il nodo resta l’equilibrio tra la dipendenza dalla compagnia irlandese e le strategie di contenimento della crescita

Aeroporto Orio al Serio

L’aeroporto di Orio al Serio è l’unico scalo italiano a registrare un calo dei passeggeri nella prima metà del 2025: -3,5% rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alla crescita generalizzata degli altri hub nazionali. Un dato che fa discutere, soprattutto se messo a confronto con i numeri in costante crescita di Ryanair, compagnia che rappresenta circa l’80% dei movimenti sull’aeroporto bergamasco e che nello stesso periodo ha toccato record storici di traffico.

Il paradosso dei numeri

Mentre la compagnia irlandese ha trasportato oltre 203 milioni di viaggiatori nei primi sette mesi dell’anno (+7% su base annua) e segnato il proprio massimo storico a luglio con quasi 21 milioni di passeggeri in un solo mese, Orio ha registrato un arretramento. Una contraddizione che apre interrogativi: com’è possibile che il principale partner cresca e l’aeroporto perda passeggeri?

Il dettaglio mostra che la riduzione ha riguardato in particolare le rotte nazionali, cioè collegamenti a corto raggio interni al Paese. Alcuni tagli erano stati annunciati da Ryanair già alla fine del 2024, ufficialmente a causa del ritardo nella consegna di nuovi aerei. Una giustificazione accolta con scetticismo, perché la compagnia, nonostante la presunta carenza di velivoli, ha continuato ad aumentare la propria offerta su altri scali e a mantenere il primato in Europa.

La dipendenza da Ryanair

Il caso mette in luce il peso contrattuale di Ryanair nei confronti di Orio. Con una quota vicina all’80% dei voli, qualsiasi scelta strategica della low cost irlandese ha ripercussioni dirette sullo scalo bergamasco. Spostare alcune tratte su altri aeroporti, come Malpensa, non rappresenta solo una scelta logistica: diventa anche un segnale delle dinamiche di forza nel rapporto tra compagnia e gestore aeroportuale.

Il rallentamento programmato

Sul fronte opposto, Sacbo – società che gestisce lo scalo – aveva già indicato l’intenzione di moderare la crescita dopo il record del 2024, quando i passeggeri avevano superato i 17,3 milioni. Una strategia di “freno controllato” che puntava a limitare l’impatto ambientale e infrastrutturale di un’ulteriore espansione, con un calo programmato intorno al 5%.

Il risultato finale, pari a -3,5%, rientra dunque nei margini previsti. Ma il confronto con i dati europei e con l’andamento di Ryanair alimenta l’idea che il calo non sia solo fisiologico, bensì anche il frutto di equilibri delicati tra le decisioni del gestore e le mosse della compagnia dominante.

Uno scenario aperto

La situazione pone interrogativi cruciali sul futuro:

  • Quanto potrà Orio dipendere ancora da un unico vettore?

  • È un calo voluto per mantenere equilibrio o il segnale di una ridefinizione nei rapporti di forza con Ryanair?

  • Quali margini hanno Sacbo e il territorio bergamasco per diversificare l’offerta e ridurre la vulnerabilità?

Il segno meno registrato da Orio non è quindi un dato isolato, ma il riflesso di un nodo strutturale: da un lato, l’esigenza di gestire la crescita; dall’altro, la necessità di non perdere attrattività in un settore fortemente competitivo.

Redazione

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