Una questione sentita in molti comuni lombardi
In Commissione Sanità del Consiglio Regionale della Lombardia si è tornati ieri a discutere di un tema delicato ma molto sentito dalle comunità locali: il divieto di esporre le salme nelle chiese nei giorni precedenti al funerale, previsto dalla normativa regionale vigente.
L’audizione, svoltasi nella giornata di lunedì 13 ottobre, ha visto la partecipazione di sindaci, presidenti delle Comunità montane e rappresentanti del settore funebre, chiamati a confrontarsi su una regolamentazione che, se da un lato tutela gli aspetti igienico-sanitari, dall’altro limita una tradizione profondamente radicata nei piccoli centri.
Le posizioni dei territori: “Norme da aggiornare e più flessibilità”
Durante l’incontro, i primi cittadini dei comuni lombardi, in particolare quelli montani e più distanti dai grandi centri urbani, hanno evidenziato le difficoltà di gestione dei servizi funebri in assenza di Case del Commiato.
Molte comunità hanno chiesto una revisione della normativa regionale del 2009, che impone standard igienico-sanitari molto rigidi, spesso insostenibili per i piccoli comuni.
I consiglieri regionali del Partito Democratico Davide Casati e Jacopo Scandella hanno sottolineato la necessità di superare la contrapposizione tra pubblico e privato, invitando a un approccio più equilibrato:
«È importante trovare un punto d’incontro, una soluzione che tenga conto di tutti: del rispetto delle norme sanitarie, ma anche del bisogno umano e spirituale di salutare i propri cari in luoghi familiari, come la chiesa o uno spazio pubblico comunale».
Secondo i consiglieri, la strada più giusta è quella di un aggiornamento della normativa regionale, consentendo l’uso di chiese e spazi pubblici solo se adeguatamente attrezzati e conformi alle norme nazionali, con criteri chiari e rigorosi, ma applicati con buon senso.
Lobati: “Deroga per i piccoli comuni e fondi regionali per adeguare le strutture”
Sulla questione è intervenuto anche Jonathan Lobati, consigliere regionale e presidente della V Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità, che ha espresso il proprio sostegno alle istanze dei territori:
«Condividiamo le preoccupazioni dei sindaci e dei presidenti delle Comunità montane che sono intervenuti in Regione. Crediamo che si possa trovare una soluzione puntuale per risolvere il problema nei paesi molto distanti dai grandi centri, dove il servizio di Casa del Commiato non sempre è garantito.
Da un lato – ha spiegato Lobati – sosterremo una deroga per queste situazioni, nel rispetto delle norme sanitarie vigenti, e dall’altro chiederemo alla Giunta regionale di stanziare contributi ai piccoli Comuni di montagna affinché possano adeguare le camere mortuarie già presenti nei cimiteri comunali».
Una proposta concreta che unisce attenzione ai bisogni delle comunità locali e rigore sanitario, per garantire servizi dignitosi anche nei territori più periferici.
Tra tradizione e rispetto delle regole: un equilibrio da ritrovare
La discussione ha messo in evidenza come il tema non sia soltanto amministrativo, ma profondamente umano e culturale.
Il divieto di esposizione delle salme nelle chiese ha infatti un impatto diretto sulla quotidianità di molte famiglie, costrette a rinunciare a riti e consuetudini che da sempre rappresentano un momento di comunità e spiritualità.
Come hanno ribadito Casati e Scandella, «non si tratta di una battaglia contro qualcuno, ma di una proposta per dare più possibilità ai cittadini e ai Comuni nel rispetto delle regole».
La richiesta condivisa è quella di rivedere la norma regionale per consentire l’utilizzo di luoghi pubblici e religiosi – purché in regola e idonei – come spazi per accogliere le salme nei giorni precedenti al funerale, restituendo dignità e prossimità ai riti funebri nei piccoli paesi lombardi.
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