Pontida, muore dopo una lite: autopsia sul pizzaiolo Marco Motta

Il 39enne, colpito da un aneurisma, era stato trovato privo di sensi con il fratello: quest’ultimo è indagato come atto dovuto

È morto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo Marco Motta, 39 anni, pizzaiolo residente a Pontida, dove viveva e lavorava da qualche tempo. Il suo corpo verrà sottoposto ad autopsia domani mattina, come disposto dalla Procura di Bergamo, con l’obiettivo di chiarire definitivamente le cause del decesso.

L’uomo era stato trovato privo di conoscenza nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre, in un parcheggio lungo la Briantea, accanto al fratello minore, 30enne, anch’egli in stato di incoscienza e attualmente ricoverato nel reparto di Psichiatria dello stesso ospedale.

L’ipotesi iniziale e il nuovo quadro clinico

Le prime ricostruzioni parlavano di una lite tra fratelli, forse alimentata dall’alcol, come suggerito da alcune testimonianze raccolte in zona, che avevano segnalato urla nella notte. Tuttavia, gli accertamenti effettuati dai carabinieri di Cisano e della compagnia di Zogno non hanno evidenziato segni di violenza compatibili con un’aggressione letale. In ospedale è emerso che Marco Motta sarebbe stato colpito da un aneurisma cerebrale, un evento improvviso e grave che avrebbe causato sin da subito condizioni critiche.

L’indagine e l’autopsia

Il fratello minore è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintenzionale, dopo l’evoluzione del caso con la morte di Marco. Inizialmente, l’ipotesi era quella di tentato omicidio, ma si tratta, secondo quanto riferito dalla Procura, di un atto dovuto, necessario per permettere lo svolgimento di tutte le indagini, comprese quelle medico-legali.

Il magistrato titolare dell’inchiesta, Letizia Aloisio, ha stabilito che l’autopsia venga eseguita domani presso l’obitorio del Papa Giovanni XXIII. L’esame sarà decisivo per confermare o escludere un collegamento tra la lite e il decesso, e stabilire se l’aneurisma sia stato spontaneo o eventualmente scatenato da un fattore esterno.

Al momento non è stato possibile interrogare il fratello, ancora ricoverato e ritenuto non nelle condizioni psicologiche e fisiche per fornire una versione dei fatti. Il suo contributo sarà comunque centrale per ricostruire con esattezza quanto accaduto nelle ore precedenti il ritrovamento.

Il profilo di Marco Motta

Originario di Valgreghentino, in provincia di Lecco, Marco Motta si era trasferito prima a Caprino, poi a Pontida, dove aveva trovato impiego come pizzaiolo. Era molto conosciuto nella zona per il suo lavoro e per i rapporti con la clientela. Il ritrovamento del suo corpo incosciente a pochi metri dal luogo di lavoro ha scosso profondamente la comunità locale.

La volontà di donare gli organi e l’impossibilità

La famiglia, profondamente colpita dal lutto, aveva espresso la volontà di rispettare il desiderio di Marco di donare gli organi. Tuttavia, la necessità di eseguire l’autopsia per chiarire le cause del decesso ha reso impossibile procedere con la donazione. Un gesto di altruismo che non ha potuto concretizzarsi, ma che testimonia la sensibilità del trentanovenne e della sua famiglia.

 

Redazione

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