Bergamo dice addio alla vetta della classifica sulla qualità della vita stilata ogni anno da Il Sole 24 Ore. Dopo il primo posto del 2022, la provincia scende nel 2025 al quinto gradino, registrando cali significativi in alcune aree chiave che fanno riflettere sulla tenuta del benessere complessivo del territorio.
Nonostante una posizione ancora elevata, il “crollo” di quattro posti in un solo anno sottolinea criticità profonde, a partire dalla sicurezza, dalla tenuta demografica, dalla vita culturale e, soprattutto, dalla disuguaglianza economica, tema cruciale in una delle province più produttive del Paese.
Sicurezza e giustizia: calo preoccupante
Uno degli indicatori che ha maggiormente influito sul peggioramento del posizionamento di Bergamo è quello relativo a “Giustizia e sicurezza”, dove la provincia è scivolata dalla 10ª alla 24ª posizione. Un peggioramento legato a diversi fattori:
-
Indice di criminalità in crescita (3.379 delitti ogni 100.000 abitanti)
-
Durata media dei procedimenti civili che si attesta sui 280 giorni
-
Percezione d’insicurezza da parte delle famiglie
-
Aumento della litigiosità nelle cause civili, molte delle quali restano pendenti per oltre tre anni
Tutti elementi che contribuiscono a una sensazione diffusa di fragilità nella gestione della legalità e della giustizia civile.
Demografia e società: il peso dell’invecchiamento
Altro punto dolente è l’indicatore “Demografia e società”, in cui Bergamo crolla dal 7° al 31° posto. In questo ambito, emergono diversi segnali d’allarme:
-
Basso tasso di natalità (solo 7 nascite ogni 1.000 abitanti)
-
Invecchiamento costante della popolazione
-
Carente assistenza territoriale, con appena 7 medici di base ogni 10.000 abitanti
-
Solo il 59% delle persone tra i 24 e i 60 anni ha almeno il diploma
Si tratta di dati che indicano un sistema sociale sotto pressione, dove la popolazione attiva diminuisce e i servizi essenziali non riescono a tenere il passo.
Cultura e tempo libero: venti posizioni in meno
Anche l’indicatore “Cultura e tempo libero” segna un importante arretramento: Bergamo scende dal 14° al 34° posto, perdendo ben 20 posizioni. A incidere negativamente sono:
-
Scarsa spesa pubblica per la cultura (solo 11 euro pro capite)
-
Basso consumo culturale (biglietti venduti, partecipazione ad attività artistiche)
-
Accesso limitato a internet veloce
-
Diminuzione dell’impegno civico, misurata anche attraverso la partecipazione elettorale
Restano positivi invece alcuni parametri, come l’indice di sportività (Bergamo è quarta a livello nazionale), il clima favorevole e la presenza di amministratori comunali under 40 (30% del totale), ma nel complesso la vitalità culturale risulta in declino.
Ricchezza sì, ma non per tutti
Paradossalmente, Bergamo continua a registrare ottimi risultati in “Ricchezza e consumi”, posizionandosi al 23° posto nazionale, con un’economia solida e un alto tasso di spesa. Tuttavia, l’indicatore sulla “Disuguaglianza del reddito netto” dipinge una realtà meno rosea: la provincia è penultima in Italia, al 106° posto, seguita solo da Milano.
Ciò significa che il divario tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno è tra i più ampi del Paese, segno che la ricchezza prodotta non viene redistribuita equamente, con effetti concreti sul benessere sociale, l’accesso alle opportunità e la coesione del territorio.
Cosa resta di positivo
Nonostante il calo generale, la classifica evidenzia anche aree di eccellenza, tra cui:
-
Il 3° posto in “Ambiente e servizi”, confermato rispetto all’anno precedente
-
Un significativo salto in “Affari e lavoro”, passata dal 36° al 17° posto, grazie a buoni dati su occupazione e attività imprenditoriali
Questi risultati confermano una provincia ancora dinamica, capace di attrarre investimenti e sostenere l’economia, ma che necessita di interventi strutturali su equità, servizi e qualità della vita sociale e culturale.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.