Confcommercio Bergamo, tensioni geopolitiche e dazi pesano sul terziario

Sondaggio Format Research: il 44% delle imprese colpito dagli effetti dell’instabilità internazionale, energia e incertezza frenano investimenti e programmazione.

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 Le tensioni geopolitiche, unite all’effetto dei dazi e dell’instabilità dei mercati internazionali, stanno incidendo in modo significativo sul tessuto imprenditoriale del terziario bergamasco. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Format Research per Confcommercio Bergamo, che fotografa un sistema economico resiliente ma sempre più prudente, costretto a rivedere strategie e relazioni con l’estero.

Secondo lo studio, oltre quattro imprese su dieci (44%) hanno registrato effetti diretti riconducibili all’instabilità internazionale. Il primo fattore critico è rappresentato dai rincari energetici, indicati dal 22% delle aziende come l’impatto più rilevante. A questi si aggiungono interruzioni logistiche che per l’11% delle imprese hanno causato ritardi nei servizi e disagi nei rapporti con la clientela.

Domanda estera incerta e clima di prudenza

Un altro elemento emerso riguarda la domanda estera, diventata più volatile: per l’11% delle imprese alcuni mercati sono in calo o difficili da raggiungere. Accanto alle aziende che subiscono effetti concreti, c’è poi un ulteriore 21% di imprenditori che, pur non avendo ancora registrato danni diretti, dichiara di essere fortemente condizionato dal clima di incertezza nelle proprie scelte strategiche.

Il risultato complessivo è un atteggiamento diffuso di prudenza e controllo: poche decisioni radicali, grande attenzione alla gestione quotidiana e alla difesa dei margini. Le imprese si concentrano sulla continuità operativa, rimandando le scelte di lungo periodo in attesa di scenari più stabili.

«Le imprese del terziario bergamasco dimostrano resilienza e pragmatismo – commenta Giampietro Rota, presidente del Gruppo Grossisti e Distributori vino e bevande di Confcommercio Bergamo a L’Eco di Bergamo –. Prevale il controllo dei costi e la tutela della continuità operativa. Tuttavia, instabilità, calo dei consumi e rincari energetici, con l’energia elettrica tra le più costose in Europa, impongono prudenza e frenano inevitabilmente gli investimenti».

Distribuzione alimentare: serve una visione di filiera

Particolarmente delicata la situazione della distribuzione alimentare, come sottolinea Aurora Minetti, presidente del Gruppo Grossisti Alimentari di Confcommercio Bergamo. «Due imprese su tre operano in un clima che blocca programmazione e investimenti», afferma Minetti, evidenziando come la risposta finora sia stata pragmatica ma frammentata: diversificazione dei fornitori, revisione dei mercati, riduzione dell’esposizione al rischio.

Una strategia che garantisce resilienza nel breve periodo, ma che rischia di mostrare i propri limiti nel medio-lungo termine. «La distribuzione alimentare è l’anello centrale tra produzione e consumatore – spiega Minetti –. Questa posizione impone una responsabilità: passare da adattamenti individuali a una vera logica di filiera, capace di tutelare imprese, consumatori e territori».

Il riferimento è anche al contesto nazionale. Il Rapporto 2025 sul mercato enogastronomico, presentato da Roberta Garibaldi, conferma come l’agroalimentare italiano resti un asset competitivo globale, riconosciuto per qualità, identità e legame con il territorio. «In un settore così forte – aggiunge Minetti – la filiera deve essere un punto di coesione, non di dispersione. Servono decisioni corali e una visione comune, anche rinunciando a vantaggi di breve periodo».

Relazioni internazionali in evoluzione

Il dato più significativo dell’indagine riguarda proprio i rapporti con l’estero. Il 56% delle imprese del terziario bergamasco ha modificato le proprie relazioni con fornitori o clienti internazionali. Nel dettaglio:

  • il 38% ha rivisto le strategie di approvvigionamento;

  • il 28% ha rafforzato i rapporti con mercati considerati più affidabili;

  • il 21% ha sospeso alcuni contratti internazionali non più sostenibili;

  • il 13% delle imprese turistiche ha registrato una riduzione di specifici flussi esteri, con effetti diretti sull’offerta.

Questi numeri confermano come la geopolitica incida in modo trasversale su settori diversi, dal commercio al turismo.

Strategie difensive e investimenti cauti

Di fronte all’incertezza, le strategie adottate restano prevalentemente difensive. Il 41% delle imprese non ha introdotto misure particolari, limitandosi alla gestione ordinaria. Tra chi ha reagito:

  • il 24% ha diversificato i fornitori;

  • l’11% ha avviato collaborazioni di filiera;

  • il 9% ha investito in efficienza energetica e digitale;

  • l’8% ha scelto contratti più flessibili;

  • solo il 7% ha ripensato in modo strutturale la propria filiera.

Sul fronte degli investimenti, il quadro resta prudente ma non completamente bloccato. Il 49% delle imprese dichiara di non aver modificato i piani di crescita, mentre il 32% procede con investimenti piccoli e scalabili. Per il 19%, invece, l’instabilità rappresenta un freno forte alla programmazione di lungo periodo.

Uno scenario che chiede risposte strutturali

Il quadro delineato da Confcommercio Bergamo evidenzia un sistema imprenditoriale solido ma sotto pressione, capace di adattarsi ma bisognoso di un contesto più favorevole. Meno burocrazia e maggiore rapidità nelle risposte alle esigenze del mercato diventano condizioni essenziali per trasformare la resilienza in sviluppo.

 

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