Voleva volare a Dublino per poi raggiungere l’Inghilterra, dove vive sua madre. Ma a fermare la sua corsa è stato un passaporto austriaco falso: per questo motivo un giovane iraniano di 22 anni è stato arrestato dalla polizia di frontiera nello scalo bergamasco mercoledì 14 gennaio.
Durante l’udienza di convalida davanti al giudice, assistito dall’avvocato Michele Facchinetti, il giovane ha raccontato la sua storia fatta di persecuzioni religiose, paura e fuga: «Mi sono convertito al cristianesimo a 15 anni e da allora ho vissuto nel terrore. In Iran questo non è permesso. Mio zio è stato ucciso per lo stesso motivo, un cugino è sparito mentre cercava di scappare».
Per sfuggire alla repressione, ha spiegato, ha deciso di lasciare il Paese e cercare rifugio in Europa. A sostenerlo economicamente è stata la madre, che vive in Inghilterra: ha pagato 10 mila euro per procurargli un documento falso, necessario per superare i controlli. Il 22enne ha dichiarato di aver solo fornito una sua fotografia per ottenere il passaporto contraffatto.
Un viaggio lungo e rischioso
La sua fuga è iniziata via terra: prima ha raggiunto la Turchia, poi l’Italia, che doveva essere solo una tappa intermedia. Dall’aeroporto di Orio al Serio, però, non è riuscito a partire. I controlli della polizia hanno fatto emergere le anomalie del documento, portando al suo immediato arresto.
Il giovane ha dichiarato di aver lavorato come panettiere in Iran, ma la sua vita è diventata impossibile dopo la conversione: «Voglio solo una vita libera, poter professare la mia religione senza paura di essere ammazzato».
Il tribunale di Bergamo ha convalidato l’arresto, ma non ha concesso il nulla osta all’espulsione. Il procedimento penale è stato aggiornato al 23 aprile, in attesa di ulteriori valutazioni sul suo caso.
Fede e persecuzione: il contesto
In Iran, la conversione dall’Islam a un’altra religione è considerata un crimine gravissimo. Le persone che scelgono di abbandonare la religione di Stato rischiano detenzioni, torture e persino la pena di morte, come testimoniato da numerosi rapporti internazionali sui diritti umani.
La vicenda del 22enne arrestato a Bergamo si inserisce in un contesto più ampio di fughe disperate, in cui fedi religiose diverse e violazioni dei diritti fondamentali spingono i giovani a rischiare la vita pur di trovare libertà e sicurezza altrove.
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