Il meccanismo del Decreto flussi continua a mostrare criticità anche nel territorio bergamasco. Secondo il rapporto diffuso dalla campagna “Ero Straniero”, a fronte di 539 ingressi programmati tramite clic day in provincia di Bergamo, meno del 3% si traduce in un effettivo rilascio del permesso di soggiorno. Un dato che, secondo le organizzazioni sindacali, evidenzia uno scarto significativo tra programmazione e risultati concreti.
A livello nazionale, nel 2025 erano stati pianificati 181.450 ingressi regolari per lavoratori extracomunitari. Tuttavia, soltanto 14.349 persone hanno ottenuto il riconoscimento del permesso, confermando un tasso di successo limitato rispetto alle quote stabilite. Per Cisl Bergamo, questi numeri «confermano il fallimento del sistema d’ingresso per lavoro in Italia», nonostante gli interventi legislativi susseguitisi negli ultimi anni.
Entrando nel dettaglio provinciale, nei quattro clic day del 2025 sono state presentate 3.196 domande attraverso la piattaforma “Nulla Osta Lavoro” del Ministero dell’Interno. La maggior parte delle richieste riguarda l’assistenza familiare e sanitaria (1.983 domande, pari al 62%), seguita dal lavoro non stagionale (1.044, il 33%) e dal lavoro stagionale (169, il 5,3%).
Di queste domande, 288 hanno ricevuto esito negativo. Le altre risultano in gran parte ancora in attesa o non necessariamente destinate a una conclusione positiva. I nulla osta effettivamente rilasciati sono 539, pari al 17% delle richieste pervenute, ma il dato più critico emerge analizzando i permessi di soggiorno: le richieste presentate risultano essere appena 23, cioè il 4,3% dei nulla osta concessi.
Il confronto con il 2024 mostra un quadro altrettanto complesso. A fronte di 8.381 domande, i nulla osta rilasciati sono stati 537, con 213 permessi di soggiorno concessi, pari al 40% dei nulla osta ma solo al 2,8% rispetto al totale delle richieste. Numeri che evidenziano una distanza marcata tra fabbisogno espresso dal mercato del lavoro e ingressi effettivamente realizzati.
Candida Sonzogni, segretaria provinciale della Cisl, sottolinea come l’aumento delle quote a livello nazionale non abbia prodotto effetti proporzionati sul territorio. «Bergamo è stata fortemente penalizzata nel numero di accessi programmati rispetto ad altri contesti simili», afferma, evidenziando che settori come assistenza familiare, edilizia, turismo, autotrasporto e logistica continuano a registrare una domanda significativa di manodopera.
Particolare attenzione viene posta al comparto dell’assistenza familiare, che rappresenta il 62% delle richieste nei flussi 2025. La provincia bergamasca manifesta da anni un fabbisogno elevato di assistenti familiari, già emerso nelle precedenti procedure di emersione.
A livello nazionale, il triennio 2026-2028 prevede 497.550 quote, in aumento rispetto alle 468.000 del periodo 2023-2025. Tuttavia, secondo il report, il tasso di successo resta contenuto: 7,9% per il 2025 e 16,9% per il 2024. Percentuali che, secondo le organizzazioni coinvolte, rendono necessario un ripensamento del sistema o l’introduzione di strumenti complementari per il reclutamento di lavoratori dall’estero.
Tra le proposte avanzate figura il permesso di soggiorno per lavoro o per ricerca di occupazione con sponsor garante, oltre alla riapertura di procedure di regolarizzazione per favorire l’emersione di situazioni di irregolarità. Viene inoltre segnalato il rischio che l’attuale meccanismo possa generare situazioni problematiche: lavoratori che arrivano in Italia con nulla osta e visto d’ingresso ma senza un datore di lavoro pronto a formalizzare il contratto, condizione necessaria per ottenere il permesso di soggiorno.
Il quadro delineato dal rapporto restituisce quindi un sistema che, pur prevedendo quote significative, fatica a tradurre la programmazione in ingressi effettivi e occupazione stabile, con ricadute dirette sia sui lavoratori sia sulle imprese del territorio.
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