Bergamo, disoccupazione record ma cresce l’inattività

I dati Istat 2025 confermano il tasso più basso d’Italia (1,3%), ma aumentano le persone fuori dal mercato del lavoro, soprattutto tra le donne.

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 La provincia di Bergamo si conferma ai vertici nazionali per occupazione, ma i nuovi dati sul mercato del lavoro evidenziano anche alcune criticità strutturali. Secondo le statistiche Istat relative alla media del 2025, il territorio mantiene il tasso di disoccupazione più basso d’Italia, ma registra allo stesso tempo una crescita dell’inattività e una riduzione del lavoro dipendente.

Il dato più positivo riguarda la disoccupazione: solo l’1,3% della popolazione tra i 15 e i 74 anni è in cerca di lavoro, confermando per il secondo anno consecutivo il primato nazionale della provincia. Il calo rispetto all’anno precedente è dovuto principalmente alla componente maschile, mentre quella femminile registra un lieve aumento.

Il quadro cambia osservando alcune fasce d’età. Tra i giovani adulti tra i 25 e i 34 anni, la disoccupazione è cresciuta di 1,3 punti percentuali, tornando su livelli considerati storici. Al contrario, nella fascia 15-24 anni si registra un ulteriore calo del tasso di disoccupazione dopo la forte diminuzione già registrata tra il 2023 e il 2024.

Un altro elemento rilevante riguarda la partecipazione al mercato del lavoro. Come riporta Bergamonews, nonostante la popolazione in età lavorativa sia aumentata di circa 6.000 unità, raggiungendo quota 963.000 persone, le forze di lavoro complessive sono diminuite di 4.000 unità.

La principale spiegazione di questo fenomeno è l’aumento delle persone inattive, cioè coloro che non lavorano e non cercano attivamente un impiego. In particolare, si registra un forte incremento delle donne inattive tra i 15 e i 64 anni, pari a circa 6.000 unità in più.

Questo andamento ha portato a un aumento del tasso di inattività di 0,7 punti percentuali e a una riduzione dell’occupazione femminile. Il tasso di occupazione delle donne è infatti diminuito di 1,8 punti, riaprendo un divario di genere che l’anno precedente sembrava essersi ridotto.

Anche la struttura delle posizioni lavorative mostra cambiamenti significativi. Nel 2025 la provincia di Bergamo ha registrato una perdita netta di circa 16.000 lavoratori dipendenti.

Questo calo è stato compensato solo in parte dalla crescita del lavoro autonomo. Le posizioni indipendenti sono aumentate di circa 13.000 unità, segno di una trasformazione del mercato del lavoro verso forme di occupazione più flessibili o autonome.

Nel complesso, il saldo finale è comunque negativo: circa 2.000 posti di lavoro in meno rispetto all’anno precedente.

Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 67,9%, valore che resta inferiore alla media regionale ma nettamente superiore alla media nazionale. Tuttavia, rispetto al 2024 si registra una lieve diminuzione di mezzo punto percentuale.

Questo andamento indica che il mercato del lavoro bergamasco non sta espellendo lavoratori verso la disoccupazione, ma fatica a mantenere attive alcune categorie della popolazione.

Secondo Giovanni Zambonelli, presidente dell’ente che ha commentato i dati, il primato sulla disoccupazione non deve far sottovalutare i segnali di cambiamento.

Il record nazionale è sicuramente un segnale positivo, ma non possiamo parlare di piena occupazione strutturale”, spiega. Il mercato del lavoro sta infatti attraversando una fase di trasformazione, caratterizzata dalla riduzione del lavoro dipendente e dalla crescita delle attività autonome.

La questione più preoccupante riguarda però l’inattività femminile. Sempre più donne stanno smettendo di cercare lavoro, riducendo la partecipazione al mercato occupazionale.

Per Zambonelli, diventa quindi fondamentale intervenire con politiche locali mirate. L’obiettivo dovrebbe essere riportare giovani e donne nel mercato del lavoro, evitando che il basso tasso di disoccupazione nasconda una rinuncia alla ricerca di impiego invece di un reale miglioramento dell’economia.

Redazione

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