Trescore, accoltellamento a scuola: il nodo della comunità per il 13enne

Il giudice dispone il collocamento, ma mancano posti adeguati. La docente prosegue le cure dopo l’aggressione

 Il caso dell’aggressione avvenuta il 25 marzo a Trescore Balneario continua a sollevare interrogativi, soprattutto sul fronte della gestione dei minori autori di reati gravi. Il tredicenne che ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, è stato ritenuto non imputabile ma socialmente pericoloso, e per questo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Brescia ha disposto il collocamento in comunità come misura di sicurezza.

Tuttavia, il trasferimento non sarà immediato. Il giovane resta attualmente in una struttura sanitaria, dove si trova fin dal giorno dell’aggressione. La decisione del giudice, infatti, richiede una serie di passaggi operativi prima di diventare effettiva. Saranno gli Uffici di servizio sociale per i minorenni, in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile, a dover individuare la struttura più idonea per accogliere il ragazzo, tenendo conto del suo profilo psicologico e delle esigenze di recupero.

Uno degli ostacoli principali riguarda la disponibilità di posti. La carenza di strutture adeguate rappresenta un problema crescente, aggravato dall’aumento dei reati commessi da minori. Una volta identificata la comunità più adatta, sarà necessario verificare concretamente la possibilità di inserimento, elemento che potrebbe allungare ulteriormente i tempi.

Il tredicenne era stato ascoltato dal giudice lo scorso 2 aprile, durante un’udienza durata circa 45 minuti. Nel frattempo, oltre al procedimento penale per tentato omicidio, la Procura per i minori ha aperto anche un fascicolo civile a tutela del ragazzo, affidandolo ai servizi sociali e a un curatore speciale, con l’obiettivo di garantire un percorso di recupero adeguato.

L’episodio aveva destato forte impressione anche per le modalità con cui era stato pianificato e diffuso. L’aggressione era stata premeditata, annunciata sui social e trasmessa in diretta su Telegram, con il giovane che aveva ripreso la scena utilizzando uno smartphone. Un elemento che ha ulteriormente complicato la valutazione del caso sotto il profilo della pericolosità sociale.

Parallelamente, prosegue il percorso di cura della docente aggredita. Dopo un ricovero iniziale, Chiara Mocchi è stata dimessa, ma continua a sottoporsi a controlli e terapie presso l’ospedale Papa Giovanni. Le lesioni riportate risultano gravi e localizzate soprattutto nella zona del collo e del torace, con conseguenze che incidono sulla quotidianità.

Secondo quanto riferito dal suo legale, la professoressa presenta ancora difficoltà nella deglutizione, nei movimenti della mandibola e nell’articolazione delle parole, a causa delle ferite subite. Tra queste, anche un profondo taglio orizzontale alla gola, segno della violenza dell’aggressione.

Nonostante le difficoltà, il percorso di recupero procede, seppur lentamente. I miglioramenti sono graduali, e la docente continua a sottoporsi a medicazioni, terapie e accertamenti per monitorare l’evoluzione delle condizioni cliniche. L’obiettivo resta quello di poter tornare in classe, accanto ai suoi studenti, in tempo per accompagnarli verso l’esame di terza media.

Il caso evidenzia in modo chiaro la complessità della gestione dei minori coinvolti in reati violenti, dove la tutela della collettività deve essere bilanciata con l’esigenza di recupero del giovane, in un sistema che deve fare i conti con risorse limitate e una crescente domanda di interventi specializzati.

Redazione

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