La vittoria di “Lo sbilico”: un racconto di malattia e resilienza
Il romanzo Lo sbilico, scritto da Alcide Pierantozzi, ha vinto con grande distacco la 42ª edizione del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo 2026. Un’opera che racconta la sua vita da “neurodivergente” e malato psichiatrico, in cui la realtà è sempre fragile e in costante bilico. Pierantozzi ha ricevuto 45 voti, superando con largo margine gli altri finalisti.
Un racconto di coraggio: l’esperienza quotidiana di malattia
Nel suo libro, Pierantozzi racconta una vita segnata dalla continua alternanza di diagnosi e prescrizioni mediche, con un regime di sette pillole al giorno. La sua esperienza di malattia psichiatrica, che lo accompagna sin dall’infanzia, è esplorata in profondità , mettendo in luce come la realtà per lui non sia mai stabile. L’autore spiega che la scrittura di Lo sbilico è nata durante una fase di grande precaria della sua vita, quando ha trovato la lucidità per scrivere qualcosa di diverso dal suo vissuto, pur senza speranza di miglioramento immediato. La terapia, infatti, è stata successivamente aumentata, ma la spinta a scrivere è rimasta: “Dovevo scrivere per gli altri, dimenticando me stesso.”
La cerimonia di premiazione: un evento di grande rilevanza
La cerimonia di premiazione si è svolta sabato pomeriggio presso lo Spazio Incontri A2A e ha visto la partecipazione di figure di spicco, come il conduttore Max Pavan, giornalista responsabile di Bergamo Tv. Durante l’evento, sono stati presentati i libri finalisti, con la presenza degli autori stessi, tra cui Monica Pareschi (autrice di Inverness) e Enrico Terrinoni (autore di A Beautiful Nothing). Assente solo Rosa Matteucci, per motivi di impegni improrogabili.
I finalisti del Premio Bergamo 2026: un confronto di opere
Accanto al vincitore, sono stati premiati anche altri autori. Inverness, di Monica Pareschi, ha trattato le difficili relazioni interpersonali e la lotta interiore tra desiderio e paura. Un’opera che mette in luce il disagio psicologico dei suoi personaggi, rappresentati con grande intensità emotiva. Al terzo posto, con 25 voti, si è posizionato Cartagloria di Rosa Matteucci, un libro che riflette sul tempo, la memoria e l’ineluttabilità del destino.
Le parole di Massimo Rocchi e la riflessione sulla letteratura
Il presidente del Premio, Massimo Rocchi, durante il suo discorso inaugurale ha parlato dell’importanza di segnalare opere che resistano alle mode e al passare del tempo. Ha citato, come già accaduto nel 2025, le parole di Italo Calvino in Le città invisibili e il surrealismo di Ermanno Cavazzoni in Storia di un’amicizia, sottolineando come la letteratura possa essere una chiave di lettura della realtà . Questo tema è stato ripreso anche durante l’intervento delle autorità istituzionali, come l’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, Sergio Gandi, e il presidente di Confesercenti Bergamo, Antonio Terzi.
Il legame tra letteratura e realtà sociale: il ruolo della giuria popolare
Un momento significativo dell’evento è stato il riconoscimento del ruolo della Giuria Popolare, che ha contribuito a decidere i vincitori. Ad affiancare la segretaria generale del Premio, Flavia Alborghetti, nella lettura ufficiale dei voti espressi dalle varie categorie della giuria, è stata Adriana Lorenzi, che coordina da anni laboratori di scrittura in ambito carcerario, con la partecipazione anche di ex detenuti come Vitor.
La scrittura come strumento di comprensione
Il Premio Bergamo 2026 ha celebrato non solo la letteratura, ma anche la capacità della scrittura di affrontare tematiche complesse come la malattia psichiatrica, le difficoltà relazionali e la ricerca del significato profondo della vita. Lo sbilico di Alcide Pierantozzi si è distinto come un’opera intensa e autentica, che si fa portavoce di una realtà spesso ignorata ma fondamentale per comprendere la diversità umana.
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