Nuova svolta nell’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini. Francesco Dolci, ex fidanzato della giovane uccisa nell’ottobre scorso, è stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di violazione di sepolcro e sottrazione di cadavere.
Il 41enne è stato interrogato per circa sette ore nella giornata di mercoledì 6 maggio presso il comando provinciale dei carabinieri di Bergamo. All’incontro hanno partecipato il pubblico ministero Giancarlo Mancusi e il legale dell’uomo, l’avvocato Eleonora Prandi.
All’uscita dall’interrogatorio, Dolci ha respinto ogni accusa parlando di un presunto complotto ai suoi danni. «Mi vogliono tappare la bocca», ha dichiarato pubblicamente, sostenendo di essere stato fermato proprio mentre si preparava a verbalizzare informazioni considerate importanti dagli investigatori.
L’uomo continua infatti a sostenere l’esistenza di un presunto giro di riciclaggio nel quale sarebbe stata coinvolta Pamela Genini. Una pista che gli inquirenti non hanno completamente abbandonato, ma che nel corso delle indagini avrebbe progressivamente perso consistenza a favore di un movente di tipo ossessivo e personale.
Secondo gli investigatori, diversi elementi renderebbero poco credibile l’ipotesi di un avvertimento legato a questioni economiche. La profanazione della tomba sarebbe avvenuta già nelle prime settimane di novembre, poco tempo dopo il funerale della giovane, quando i conti correnti della vittima risultavano ancora sotto sequestro.
Gli inquirenti si interrogano anche sulle modalità del gesto. Il corpo di Pamela Genini era stato decapitato e la bara successivamente richiusa con silicone e mastice, dettaglio che ha alimentato ulteriori dubbi sulle reali finalità dell’azione.
Durante l’interrogatorio, i carabinieri avrebbero concentrato l’attenzione su diversi elementi raccolti nelle ultime settimane. Tra questi ci sarebbero le immagini di videosorveglianza del cimitero di Strozza, dove una figura ripresa di notte pochi giorni prima della scoperta della profanazione verrebbe ritenuta compatibile “al 90%” con Dolci.
Fondamentali anche le testimonianze raccolte dalle persone informate sui fatti e gli altri riscontri investigativi accumulati nel corso dell’inchiesta. Gli investigatori mantengono comunque il massimo riserbo sul contenuto dell’interrogatorio, definito coperto da segreto istruttorio.
Parallelamente sono scattate anche le perquisizioni. I carabinieri hanno controllato la villa di Dolci e l’abitazione dei suoi genitori a Sant’Omobono, alla ricerca della testa della vittima e degli strumenti che sarebbero stati utilizzati durante la profanazione.
Tra gli oggetti cercati figurano un flessibile, mastice e silicone. Le operazioni investigative si sono protratte fino a tarda sera, mentre all’esterno delle abitazioni si è concentrata una forte presenza mediatica.
Dolci continua a proclamarsi innocente. «Non ho fatto niente», ha ripetuto durante le perquisizioni, mentre anche la madre dell’uomo ha difeso pubblicamente il figlio sostenendo la sua estraneità ai fatti.
L’inchiesta resta aperta e prosegue su più fronti. Gli investigatori cercano ora ulteriori elementi utili per chiarire responsabilità e dinamica della profanazione, uno dei casi più delicati e inquietanti degli ultimi mesi nel territorio bergamasco.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.