L’inflazione torna ad accelerare anche in provincia di Bergamo e lo fa con un incremento che non si registrava dai mesi successivi allo scoppio della guerra in Ucraina. A incidere sul nuovo rialzo dei prezzi è soprattutto l’instabilità internazionale legata al conflitto in Iran e alle tensioni energetiche che ne stanno derivando.
Secondo i dati diffusi dall’Istat relativi al mese di aprile, in Bergamasca l’inflazione su base annua è salita al 2,4%, contro l’1,6% registrato a marzo. Un aumento netto che riporta il livello dei prezzi ai valori più alti dall’estate del 2023.
Anche l’inflazione mensile ha segnato un forte balzo in avanti: +1,1% rispetto al mese precedente, il rialzo più consistente da novembre 2022.
La crescita dei prezzi è trainata soprattutto dai rincari dell’energia e delle spese legate all’abitazione.
Secondo l’analisi dell’Istat riportati da L’Eco di Bergamo, il comparto casa-energia ha registrato in provincia di Bergamo un aumento del 5,1% rispetto ad aprile dello scorso anno. In forte crescita anche i servizi finanziari e assicurativi (+4,1%), i trasporti (+3,6%) e il settore della ristorazione e dell’alloggio (+3,4%).
L’unico comparto in controtendenza riguarda i prodotti dell’informazione e della comunicazione, che comprendono smartphone, computer, telefonia e piattaforme streaming, in calo del 2,3%.
A livello nazionale il dato dell’inflazione risulta ancora più elevato, attestandosi al +2,7% annuo. Bergamo si colloca quindi leggermente sotto la media italiana, ma l’impatto sui bilanci familiari resta comunque significativo.
Secondo l’Unione nazionale consumatori, ogni famiglia bergamasca spenderà mediamente 725 euro in più all’anno a causa dei rincari.
Nel confronto nazionale, Bergamo occupa il 34° posto tra le province italiane per aumento del costo della vita. Situazioni più pesanti si registrano a Bolzano, Rimini e Udine, mentre gli incrementi più contenuti riguardano Brindisi, Cuneo e Potenza.
L’Istat attribuisce l’attuale accelerazione dei prezzi principalmente alle tensioni internazionali sui mercati energetici e alimentari. Il conflitto in Iran ha infatti alimentato nuove preoccupazioni sulla stabilità delle forniture energetiche globali, con effetti immediati sui costi di carburanti, elettricità e riscaldamento.
Il rischio ora è che la nuova fase inflattiva possa avere ripercussioni anche sui consumi e sulla capacità di spesa delle famiglie nei prossimi mesi.
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