Nuovo capitolo nell’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini, la giovane uccisa nell’ottobre 2024. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di dissequestro presentata dalla difesa di Francesco Dolci, l’impresario di Sant’Omobono Terme attualmente indagato nell’ambito delle indagini sul vilipendio del cadavere avvenuto nel cimitero di Strozza.
La decisione riguarda diversi oggetti sequestrati durante le perquisizioni effettuate dagli investigatori, considerati ancora rilevanti ai fini dell’attività investigativa.
Restano sotto sequestro telefoni, coltello e documenti
Tra i materiali che non verranno restituiti figurano due telefoni cellulari, un coltello, mastice e altro materiale edile, oltre a un book fotografico dedicato a Pamela Genini, un manoscritto e alcuni scontrini.
La richiesta era stata avanzata dalle avvocate Eleonora Prandi e Isabella Colombo, che assistono Dolci e che avevano contestato la legittimità del mantenimento del sequestro.
Secondo la Procura, tuttavia, gli oggetti conservano un potenziale interesse investigativo e possono contribuire all’accertamento dei fatti.
Lo scontro sull’hard disk da quattro terabyte
Durante l’udienza davanti al Riesame era emersa anche una contestazione relativa a un hard disk da quattro terabyte inserito tra gli atti dell’inchiesta.
La difesa aveva sostenuto di non aver potuto visionare integralmente il contenuto del dispositivo, evidenziando presunte difficoltà tecniche nel copiarne i dati.
Secondo le legali, all’interno dell’hard disk sarebbero conservati anche i filmati relativi agli accessi al cimitero di Strozza, elementi che avrebbero avuto un peso determinante nell’iscrizione di Dolci nel registro degli indagati.
Contestata anche la tempistica dell’indagine
Un altro fronte aperto riguarda la data di iscrizione dell’indagato.
La difesa ritiene infatti che Francesco Dolci avrebbe dovuto essere formalmente iscritto nel registro degli indagati già il 26 marzo, e non il 5 maggio, come avvenuto.
Per questo motivo è stata presentata una richiesta di retrodatazione dell’atto. Qualora tale istanza venisse accolta, alcune attività investigative svolte nel periodo intermedio potrebbero essere considerate inutilizzabili dal punto di vista processuale.
Motivazioni attese entro un mese
La questione relativa alla retrodatazione richiederà tempi più lunghi per essere valutata.
Nel frattempo il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro del materiale e dispone ora di trenta giorni per depositare le motivazioni che hanno portato al rigetto dell’istanza presentata dalla difesa.
L’inchiesta della Procura di Bergamo prosegue dunque senza modifiche, mentre resta aperto il confronto tra accusa e difesa su diversi aspetti procedurali e investigativi legati al caso.
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