Un arsenale composto da kalashnikov e un fucile mitragliatore dotato di treppiede era stato nascosto nella vegetazione tra Lombardia e Piemonte. La scoperta è arrivata nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri sulla sparatoria avvenuta nei pressi delle piscine di Seriate e sulla rete criminale che, secondo gli investigatori, sarebbe collegata a una vasta attività di spaccio.
Le indagini condotte dalla sezione operativa della Compagnia dei carabinieri di Bergamo, coordinate dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e dal pubblico ministero Antonio Mele, hanno consentito di individuare diversi nascondigli tra il Milanese e il Novarese.
Le armi erano state protette con del cellophane e occultate all’interno di aree boschive. Nell’ultima operazione sono stati recuperati altri cinque Ak 47 e un fucile mitragliatore con treppiede, che si aggiungono alle armi già individuate durante le precedenti attività investigative.
Dalla sparatoria di Seriate all’indagine sulla banda
Il punto di partenza dell’inchiesta è rappresentato dall’agguato avvenuto all’esterno delle piscine di Seriate.
Nel mirino era finito un giovane marocchino, rimasto illeso nonostante i numerosi colpi esplosi. Le successive verifiche hanno portato gli investigatori ad approfondire sia il contesto nel quale sarebbe maturata la sparatoria sia i collegamenti tra le persone coinvolte.
Lo stesso giovane preso di mira è stato successivamente arrestato perché destinatario di una misura di custodia cautelare relativa a un tentato omicidio avvenuto nel 2024 in provincia di Milano.
Da quel momento le indagini sono proseguite con l’obiettivo di identificare i presunti autori dell’agguato e ricostruire la struttura del gruppo.
Secondo l’ipotesi investigativa, le armi a disposizione della banda non sarebbero state utilizzate esclusivamente per compiere spedizioni punitive. L’arsenale sarebbe servito anche a proteggere le aree di spaccio dalla presenza di gruppi rivali, all’interno di contrasti per il controllo del mercato della droga.
Due arrestati per il tentato omicidio
Nella notte tra venerdì e sabato sono stati fermati a Vigevano due cittadini marocchini di 29 e 27 anni, indicati dagli investigatori come coinvolti direttamente nella sparatoria.
Entrambi devono rispondere dell’accusa di tentato omicidio. Il 29enne, considerato dagli inquirenti uno dei vertici del gruppo, è accusato di aver utilizzato un kalashnikov, mentre il 27enne avrebbe sparato con una mitraglietta Scorpion.
Durante l’interrogatorio davanti al gip Riccardo Moreschi, il primo ha ammesso di aver esploso ripetutamente dei colpi, sostenendo però che il proprio obiettivo sarebbe stato soltanto quello di intimidire il rivale. Il secondo ha invece scelto di non rispondere alle domande.
Il giudice ha convalidato entrambi i fermi e disposto la permanenza in carcere a Bergamo, respingendo la richiesta della difesa di applicare gli arresti domiciliari.
Due partecipanti al raid ancora ricercati
Le indagini sull’agguato non sono concluse. Secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, altre due persone avrebbero preso parte alla spedizione rimanendo all’interno dell’automobile.
Una sarebbe già stata identificata ma non ancora rintracciata. L’altra, invece, deve ancora essere identificata.
Parallelamente alla ricerca dei presunti partecipanti alla sparatoria, i carabinieri hanno continuato a seguire la pista delle armi. Proprio questa parte dell’attività investigativa ha consentito di arrivare ai nuovi sequestri.
Altri due giovani accusati di custodire l’arsenale
Lunedì sono stati fermati altri due cittadini marocchini, rispettivamente di 24 e 20 anni. Per gli investigatori non avrebbero partecipato al tentato omicidio di Seriate, ma avrebbero avuto un ruolo nella custodia delle armi utilizzate dal gruppo.
Attraverso servizi di osservazione e riprese video, i carabinieri avrebbero documentato momenti nei quali i due giovani maneggiavano dei kalashnikov.
Durante l’interrogatorio, il 24enne ha riconosciuto di avere avuto le armi tra le mani senza chiarire le ragioni. Il ventenne si è invece avvalso della facoltà di non rispondere.
Secondo l’ipotesi degli investigatori, quest’ultimo avrebbe accompagnato il 24enne verso un nuovo nascondiglio dell’arsenale in provincia di Novara.
L’arsenale era stato trasferito dopo i primi fermi
Il movimento delle armi sarebbe avvenuto dopo i fermi eseguiti a Vigevano e un primo sequestro di fucili.
La banda, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe deciso di cambiare il luogo nel quale custodire l’arsenale. I carabinieri hanno però seguito gli spostamenti dei due giovani e sono riusciti a individuare anche il nuovo nascondiglio.
Sono stati così sequestrati cinque kalashnikov e un fucile mitragliatore munito di treppiede, dispositivo che consente di utilizzare l’arma anche da posizione distesa.
Un altro luogo ritenuto riconducibile al gruppo è stato successivamente perquisito nel Milanese, senza però portare al ritrovamento di ulteriori armi.
Fermi non convalidati per competenza territoriale, ma restano in carcere
La posizione dei due presunti custodi dell’arsenale ha seguito un percorso giudiziario differente rispetto a quella dei due uomini accusati dell’agguato.
Il gip Moreschi non ha convalidato i loro fermi per una questione di competenza territoriale. Gli atti relativi al 24enne sono stati trasmessi alla Procura di Milano, mentre quelli riguardanti il ventenne sono stati inviati alla Procura di Novara.
Nonostante la mancata convalida dei fermi, il giudice ha disposto la permanenza di entrambi in carcere in considerazione della gravità delle contestazioni. Il primo si trova detenuto a Bergamo, il secondo a Brescia.
L’inchiesta prosegue ora sia sul fronte della sparatoria di Seriate sia su quello della provenienza e dell’utilizzo dell’arsenale. La presenza di numerose armi automatiche all’interno di un contesto legato allo spaccio rappresenta uno degli aspetti centrali sui quali si stanno concentrando gli accertamenti degli investigatori.Â
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