A Pontirolo, l’omicidio di Roberto Guerrisi ha trovato un’importante svolta investigativa con il ritrovamento dell’arma del delitto. Si tratta di una pistola Beretta calibro 6,35, non denunciata, recuperata dal nucleo Cinofili di Casatenovo (Lecco) nella serata del 30 dicembre. Il pastore tedesco Cooper ha individuato l’arma nascosta nella canalina di una cabina elettrica in costruzione, dietro il capannone della Db Car.
Le indagini sull’arma
La pistola, ancora carica, sarà ora esaminata dai Ris di Parma per verificare la sua provenienza e stabilire se sia stata usata in altri crimini. Verranno inoltre confrontati i bossoli ritrovati sulla scena del delitto con l’arma recuperata. Gli inquirenti attendono anche i risultati dello stub, che potrebbero confermare la presenza di tracce di polvere da sparo sulle mani e sugli abiti di Rocco Modaffari, accusato di omicidio volontario e fermato domenica mattina.
Dinamica del delitto
Roberto Guerrisi, 42 anni, operaio della Tenaris Dalmine, è stato ucciso da un colpo al volto che è uscito dalla spalla sinistra. Un altro proiettile ha sfiorato il fratello della vittima, Salvatore, che si trovava con lui davanti alla rivendita d’auto Db Car. Secondo le indagini, Guerrisi si era recato a Pontirolo per chiedere spiegazioni dopo che sua figlia di 22 anni era stata picchiata dal fidanzato, nipote di Modaffari. La situazione è degenerata durante una lite tra le famiglie, con Modaffari che avrebbe sparato attraverso un’apertura sotto i citofoni.
Interrogatorio e dichiarazioni dell’indagato
Rocco Modaffari, 58 anni, incensurato e privo di porto d’armi, è stato interrogato il 31 dicembre dal gip Stefano Storto per la convalida del fermo. Assistito dal suo avvocato Emanuele Occhipinti, ha fornito “chiarimenti su ogni passaggio”della vicenda, anche se il contenuto delle sue dichiarazioni rimane riservato.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.