Lombardia, 33 impianti sciistici dismessi: Legambiente boccia il progetto Colere-Lizzola

Nel dossier NeveDiversa, l'associazione ambientalista critica il collegamento tra le due stazioni sciistiche: “Intervento fuori tempo, la montagna ha bisogno di altro”.

Il rapporto NeveDiversa di Legambiente, aggiornato e presentato a Milano il 13 marzo, fa il punto sulle strutture sciistiche dismesse in Italia, evidenziando il caso emblematico del collegamento tra Colere e Lizzola. Un progetto che, secondo l’associazione, non tiene conto dei cambiamenti climatici e delle reali esigenze della montagna, rientrando tra quelli definiti “brutti progetti e cattive idee”.

Lombardia seconda per impianti dismessi

La Lombardia conta attualmente 33 impianti sciistici non funzionanti, seconda solo al Piemonte, che ne ha 76. Il settore è sempre più in difficoltà a causa del calo delle nevicate e dell’aumento delle temperature, fenomeni che stanno portando alla proliferazione di bacini per l’innevamento artificiale: ad oggi, sono 23 quelli censiti nella regione.

A preoccupare Legambiente non è solo la chiusura degli impianti, ma anche il tentativo di mantenerli attivi a tutti i costi: la Lombardia è la regione con il più alto numero di “accanimenti terapeutici”, ovvero investimenti in ammodernamenti che non garantiscono un reale rilancio. Sono 59 i casi segnalati, un dato che evidenzia la difficoltà di molte località nel reinventarsi.

Il caso Colere-Lizzola: un progetto già fallito in passato

Il piano di collegamento tra Colere e Lizzola è stato riproposto per la terza volta dopo i precedenti tentativi falliti nel 1982 e nel 2008. Secondo Legambiente, si tratta di un’operazione che non risolve i problemi economici e sociali delle valli, ma che rischia invece di danneggiare in modo irreversibile l’ambiente montano.

L’associazione evidenzia alcuni dati significativi del progetto:

  • Oltre 200mila metri cubi di sterro, pari al trasporto di 30mila camion da cantiere.
  • Nuovi impianti più potenti, con un conseguente raddoppio del consumo di risorse.
  • Modifica permanente di un’area montana fragile e di pregio naturale.

Una visione della montagna non sostenibile

Il dossier di Legambiente critica il modello di sviluppo basato esclusivamente sullo sci da discesa, sottolineando come le passate esperienze abbiano già dimostrato i loro limiti. Secondo il rapporto, la montagna ha bisogno di un nuovo turismo, ma anche di investimenti in agricoltura, allevamento, industria, artigianato, sanità, trasporti pubblici e scuole, per consentire alle persone di vivere e lavorare stabilmente nelle valli.

Inoltre, l’intervento contrasterebbe con le indicazioni della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che raccomanda di adeguare l’apertura della stagione invernale alla reale disponibilità di neve. Legambiente teme che il collegamento tra Alta Val Seriana e Val di Scalve possa portare alla costruzione di nuove strutture destinate a chiudere in pochi anni, con conseguenti costi di smantellamento a carico dei cittadini.

Il dibattito resta aperto, ma il messaggio dell’associazione ambientalista è chiaro: il futuro della montagna non può basarsi su impianti sciistici insostenibili.

Redazione

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