Via i veli al monumento a Felice Gimondi: “Il posto giusto, l’ultima scommessa di Domenico Bosatelli”

Tolti i veli a piazza del Sagittario di ChorusLife al tributo che vale l'amicizia di tutta una vita e l'esempio per le nuove generazioni: Sana e Bosatelli per Felice Gimondi

“Il monumento giusto nel posto giusto, l’ultima scommessa dell’ingegner Domenico Bosatelli. Così Norma Gimondi, “anche a nome di mia madre Tiziana e di mia sorella”, sull’opera d’arte in legno e vetroresina in memoria del padre Felice, a cui sono stati tolti i veli nella piazza del Sagittario di ChorusLife, il nuovo quartiere terziario dia via Serassi a Bergamo. Una bicicletta stilizzata, opera di Emiliano Facchinetti, su cui oltre ai successi in carriera del grande sedrinese è inciso il suo motto preferito: “Il rumore non fa bene, il bene non fa rumore”. “Un’opera che ho pensato dalla sera alla mattina ricevendone subito il consenso da chi me l’ha commissionata. Persone che mancano a tutti”, fa eco lo scultore Emiliano Facchinetti. Il disvelamento ha riempito di senso il pregara del cronoprologo del Giro d’Italia Women.

Il monumento a Felice Gimondi: le voci

“L’hanno fortemente voluto mio padre Tino e Domenico Bosatelli, noi abbiamo solo portato a compimento l’opera che è un tributo all’amicizia tra loro due e il grande Felice Gimondi – afferma Gianpaolo Sana -. Riaffiorano davvero tanti ricordi, è stato un bergamasco degno di questo nome e un modello da tramandare alle future generazioni”. “Troppe emozioni a questa inaugurazione, ma così vollero Tino e mio padre, ovviamente col consenso della famiglia Gimondi – le parole di Fabio Bosatelli -. Questo posto l’ha creato lui, il tributo a Felice è stata una delle sue ultime volontà”. “Non è altro che una storia di una grande amicizia”, ribatte Norma. “Presto la Commissione Toponomastica sarà investita del compito di trovare una strada cittadina da intitolare alla memoria di un bergamasco illustre, un esempio di uomo e di atleta”, la chiosa della sindaca Elena Carnevali. L’inaugurazione cade proprio nel sessantesimo anniversario dell’eroica resistenza gimondiana al Tour de France, dove alla cronometro del Mount Ventoux si tenne la maglia gialla nonostante il successo dello specialista di casa Raymond Poulidor.

Redazione

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