Si avvia verso la conclusione il processo per l’omicidio di Sara Centelleghe, la studentessa di 18 anni uccisa a Costa Volpino nell’ottobre 2024. Nel corso della penultima udienza, la pubblica accusa ha chiesto la condanna all’ergastolo per Jashandeep Badhan, ventenne reo confesso del delitto.
L’udienza si è aperta in un clima di forte tensione. Il tentativo dell’imputato di rivolgere scuse alla famiglia è stato interrotto dalla madre della vittima, segnando un momento emotivamente intenso in aula. La richiesta della pm Raffaella Latorraca si fonda sulla presenza di aggravanti ritenute determinanti: la rapina e la crudeltà.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il delitto sarebbe maturato in un contesto legato alla ricerca di sostanze stupefacenti, dopo una serata caratterizzata dall’assunzione di diverse droghe. L’imputato si sarebbe recato nell’abitazione con l’intento di recuperare hashish, attirando fuori l’amica della vittima per poi introdursi nell’appartamento.
Una volta all’interno, si sarebbe trovato di fronte Sara, che stava dormendo e si è svegliata spaventata, dando origine a una violenta aggressione. L’accusa descrive una sequenza di azioni culminate in un omicidio particolarmente efferato, con numerosi colpi inferti dopo l’aggressione iniziale.
Dopo il delitto, l’imputato si sarebbe allontanato portando via il telefono della vittima, lasciando dietro di sé elementi che hanno consentito agli investigatori di risalire rapidamente alla sua identità. La confessione è stata acquisita, ma secondo l’accusa non incide sulla gravità complessiva del fatto.
Nel corso della requisitoria, la pm ha sottolineato come la vittima fosse estranea a contesti legati alla droga, evidenziando la casualità dell’incontro e la sproporzione della violenza subita. La richiesta dell’ergastolo è stata motivata anche dalla necessità di una risposta giudiziaria proporzionata alla gravità del reato.
Diversa la posizione della difesa. L’avvocato dell’imputato ha contestato la presenza delle aggravanti, sostenendo che non vi sarebbe stata crudeltà e che alcuni atti sarebbero avvenuti quando la vittima era già priva di vita. Inoltre, è stata esclusa l’intenzionalità preordinata del delitto.
Di segno opposto le argomentazioni delle parti civili. I legali della famiglia hanno ribadito la sussistenza della crudeltà, sottolineando le sofferenze inflitte alla giovane e la durata dell’azione violenta. Per loro, il tempo intercorso tra l’inizio e la fine dell’aggressione escluderebbe l’ipotesi di un gesto impulsivo.
Il processo si avvia ora alla fase conclusiva. La sentenza è attesa per il 13 maggio, quando il tribunale sarà chiamato a valutare le responsabilità e le circostanze contestate, in un caso che ha profondamente colpito la comunità.
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