Al centro dell’inchiesta resta Francesco Dolci, impresario edile di Sant’Omobono Terme ed ex fidanzato della vittima, attualmente indagato per profanazione di tomba e sottrazione di una parte della salma, con l’aggravante di aver agito all’interno del cimitero. Durante il lungo interrogatorio davanti al pubblico ministero Giancarlo Mancusi e ai carabinieri del Nucleo investigativo, Dolci ha respinto ogni accusa, sostenendo ancora una volta di essere vittima di un tentativo di screditarlo.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, una data considerata significativa è quella del 27 ottobre, giorno in cui Dolci riconsegnò Bianca, la cagnolina di Pamela, alla madre della ragazza. L’episodio, pur non avendo rilievo diretto nell’inchiesta, viene ritenuto uno degli elementi temporali utili a delimitare il periodo nel quale potrebbe essere avvenuta la profanazione.
Le verifiche degli investigatori si concentrano infatti sui cinque giorni successivi, fino al 2 novembre, data della più vecchia fotografia attualmente disponibile che mostrerebbe segni compatibili con manomissioni al loculo. Lo scatto è stato consegnato agli inquirenti da Piergiuseppe Rota, compagno della madre di Pamela, convocato insieme alla famiglia dalla Procura all’inizio di maggio.
In particolare, l’attenzione dei carabinieri si sarebbe soffermata su una traccia visibile nell’angolo inferiore della tomba. Secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe trattarsi di mastice o materiale simile utilizzato per richiudere il loculo dopo la manomissione. L’operaio incaricato della chiusura provvisoria avrebbe escluso che si trattasse della schiuma espansa usata durante i lavori originari.
Nel corso delle perquisizioni effettuate nell’abitazione di Dolci a Sant’Omobono Terme, i carabinieri hanno sequestrato diversi oggetti ritenuti potenzialmente utili alle indagini. Tra questi figurano un grosso coltello descritto come simile a un piccolo machete, un flessibile e materiale adesivo o resinoso che lo stesso indagato avrebbe definito “ancorante chimico”.
Gli investigatori stanno inoltre approfondendo alcune dichiarazioni rese da Dolci in merito a presunti episodi intimidatori denunciati nei mesi successivi alla morte di Pamela. Tra questi compare un episodio riferito alla notte del 28 ottobre, quando due sconosciuti si sarebbero introdotti nel giardino della sua abitazione. Dolci ha raccontato che in quell’occasione il telefono e la connessione internet sarebbero stati bloccati da alcune strumentazioni, impedendogli di comunicare.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, però, quella notte sarebbe comunque riuscito a chiamare il 112 e a utilizzare internet. Circostanza che gli investigatori gli avrebbero contestato durante l’interrogatorio. L’indagato avrebbe spiegato di aver ritenuto sufficiente la chiamata ai carabinieri senza formalizzare subito una denuncia scritta.
Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando anche il materiale fotografico raccolto nei mesi precedenti alla scoperta ufficiale della profanazione, avvenuta il 23 marzo. Lo stesso Dolci aveva immortalato più volte il loculo, sostenendo di aver notato anomalie nelle viti della struttura, senza però segnalare la presenza della sostanza individuata nelle immagini del 2 novembre.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo e saranno gli ulteriori accertamenti tecnici e scientifici a chiarire responsabilità e dinamica dei fatti. La Procura ha inoltre invitato chiunque sia in possesso di fotografie o video del loculo a consegnare il materiale agli investigatori, nella speranza di ricostruire con maggiore precisione la sequenza temporale della profanazione.
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