Diventa definitiva la condanna a 18 anni di reclusione per Krystyna Mykhalchuk, la colf 29enne di origine ucraina accusata dell’omicidio di Rosanna Aber, pensionata di 77 anni morta dopo essere precipitata dalla finestra della propria abitazione a Colognola, quartiere di Bergamo.
Nella giornata del 9 settembre la Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza pronunciata in appello. Si conclude così il percorso giudiziario relativo alla morte dell’anziana, avvenuta il 22 aprile 2022 in un palazzo di via Einstein.
Mykhalchuk, attualmente agli arresti domiciliari nella propria abitazione di Scanzorosciate, era stata condannata per omicidio volontario aggravato, furto e indebito utilizzo di carte di credito.
La vicenda, inizialmente interpretata come una possibile caduta accidentale o un suicidio, aveva successivamente assunto una direzione completamente diversa attraverso le indagini condotte dalla Squadra mobile.
Rosanna Aber morì precipitando dalla finestra
Il caso risale alla primavera del 2022.
Rosanna Aber precipitò dalla finestra della propria abitazione e morì in seguito alla caduta. La colf si trovava in casa insieme alla pensionata, circostanza diventata uno degli elementi centrali negli accertamenti successivi.
In un primo momento furono prese in considerazione ipotesi differenti, compresa quella di un incidente domestico.
Le indagini della Squadra mobile, coordinate dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, portarono però gli investigatori a ricostruire uno scenario diverso.
Secondo quanto accertato nel procedimento conclusosi con la condanna definitiva, la 77enne venne spinta nel vuoto dalla domestica.
Gli ammanchi dal conto corrente
Nel quadro ricostruito durante il processo ha assunto particolare importanza anche la questione economica.
La pensionata aveva scoperto alcuni ammanchi sul proprio conto corrente, elemento collegato dagli inquirenti al successivo omicidio.
Le verifiche non si concentrarono quindi esclusivamente sulla dinamica della caduta, ma anche sui movimenti di denaro e sull’utilizzo degli strumenti di pagamento della vittima.
Da qui le ulteriori contestazioni che hanno accompagnato quella per omicidio volontario aggravato: furto e indebito utilizzo di carte di credito.
Gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta portarono infine al processo davanti alla Corte d’assise di Bergamo.
La prima condanna nel gennaio 2025
Il primo verdetto arrivò nel gennaio 2025.
La Corte d’assise di Bergamo condannò Mykhalchuk a 18 anni, riconoscendola responsabile dei reati contestati.
La difesa continuò però a sostenere la necessità di una diversa valutazione di alcuni elementi investigativi e processuali.
La vicenda passò così al giudizio d’appello. Anche in quella sede la decisione di primo grado venne confermata nel novembre successivo.
Restava quindi l’ultimo passaggio davanti alla Corte di Cassazione.
I dubbi sollevati dalla difesa
Gli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, difensori della 29enne, hanno continuato fino all’ultimo grado di giudizio a contestare alcuni aspetti delle indagini e delle motivazioni contenute nelle precedenti sentenze.
Tra gli elementi sollevati figurava la mancata acquisizione della documentazione medica relativa al peso di Rosanna Aber.
Secondo la tesi difensiva, si trattava di un elemento rilevante per valutare concretamente la possibilità che la colf fosse fisicamente in grado di sollevare la pensionata fino all’altezza del davanzale.
Le argomentazioni sono state nuovamente sottoposte alla Cassazione attraverso il ricorso contro la sentenza d’appello.
La Cassazione respinge il ricorso
Durante l’ultimo passaggio giudiziario, il sostituto procuratore generale aveva chiesto l’inammissibilità di alcuni motivi e il rigetto degli altri.
Una posizione analoga era stata sostenuta dall’avvocato Alessandro Zonca, difensore di parte civile per i figli della vittima.
Il legale aveva evidenziato come alcune delle questioni proposte rischiassero di riportare il giudizio sul merito della vicenda, mentre la Corte di Cassazione è chiamata a valutare la legittimità delle decisioni impugnate nei limiti previsti dal relativo grado di giudizio.
Al termine dell’udienza, la Corte ha respinto il ricorso presentato dalla difesa.
La conseguenza è la definitività della precedente sentenza: per Krystyna Mykhalchuk resta quindi la pena di 18 anni.
La condanna a 18 anni diventa definitiva
Con la pronuncia del 9 settembre si chiude così il percorso iniziato con le indagini sulla morte della pensionata.
La ricostruzione che ha portato alla condanna è passata attraverso tre gradi di giudizio: dalla decisione della Corte d’assise di Bergamo alla conferma in appello, fino al rigetto del ricorso in Cassazione.
La responsabilità penale della colf è ora definitivamente accertata sul piano giudiziario.
Una conclusione arrivata a oltre quattro anni dalla morte di Rosanna Aber, inizialmente interpretata attraverso scenari completamente differenti da quello poi emerso durante le indagini.
I figli di Rosanna Aber: «La verità è stata ristabilita»
Dopo la decisione della Cassazione sono intervenuti anche Gianandrea ed Elisabetta Besana, figli della 77enne.
«La verità è stata ristabilita e questo pensiamo possa dare pace a nostra madre», hanno commentato.
I familiari hanno inoltre voluto ringraziare chi li ha accompagnati nel lungo percorso successivo alla morte della madre: «Ci teniamo a ringraziare la polizia, la Procura e il nostro avvocato, che ci hanno confortato, sopportato e aiutato a capire cosa è successo a nostra madre».
Con il rigetto del ricorso, la condanna a 18 anni pronunciata nei confronti della colf diventa definitiva, chiudendo dal punto di vista giudiziario il caso della morte di Rosanna Aber.
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