A distanza di mezzo secolo, quando ne fu abbandonato l’allevamento, la Bruna Alpina originaria, la celebre vacca che ha dominato gli alpeggi delle Alpi e delle Prealpi Orobie, torna a brillare. Un tempo, questa razza a rischio di estinzione era calata a soli 1.500 capi. Oggi, grazie agli sforzi e alla programmazione di un intero settore economico, il numero è salito a quasi 3.000.
Una fiera per il gran ritorno della Bruna Alpina
Domenica 29 ottobre Clusone ha ospitato la quinta edizione della Fiera della Bruna Alpina originaria. Organizzato dalla “Bruna alpina originaria” con sede a Lenna, l’evento ha attirato numerosi visitatori, in particolare giovani. L’obiettivo? Celebrare e promuovere una razza che un tempo era in declino ma che ora sta vivendo una rinascita.
I benefici della Bruna Alpina Originaria
Andrea Besana, rappresentante del settore Agricoltura di Regione Lombardia, sottolinea l’importanza economica e ambientale di questa razza. Anche se produce meno latte rispetto ad altre razze, la sua resistenza le permette di pascolare su terreni difficili. Ciò significa che in estate l’allevatore può nutrire l’animale principalmente con erba, influenzando positivamente la qualità del formaggio prodotto.
Premiazione dei migliori: l’eccellenza nel settore
L’evento ha anche visto la premiazione dei migliori capi e aziende. L’azienda di Patrick ed Erich Giupponi di San Pellegrino si è distinta grazie alla vacca Schwalbe che vince il titolo di Regina e il premio per la miglior mammella. Il titolo di Reginetta è stato attribuito all’azienda agricola di Lorenzo Ricetti di Sondalo. Ignazio Carrara di Valpiana di Serina è stato premiato come migliore azienda, continuando il suo successo dopo aver vinto il concorso nazionale a Verona nel 2022.
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