Nei giorni in cui l’Italia si mobilita per fermare il fenomeno della violenza sulle donne, con l’opinione pubblica scossa per la morte della giovane Giulia Cecchettin per mano del suo ex fidanzato, in provincia di Bergamo ricorre un altro triste anniversario. Il 26 novembre del 2010 sparì infatti a Brembate di Sopra la 13enne ginnasta Yara Gambirasio.
Ore di ricerche e di angoscia, fino al drammatico epilogo, il 26 febbraio successivo: la povera Yara fu trovata assassinata in un terreno a Chignolo d’Isola, distante una decina di chilometri da dove era stata vista l’ultima volta.
Le complesse indagini, che portarono anche ad un test di massa sulla popolazione locale per il confronto sulle tracce di Dna trovate sul corpo della ragazza, con una procedura senza precedenti in Italia, hanno portato all’incriminazione di un muratore di Mapello, Massimo Bossetti. Il suo Dna, infatti, è risultato sovrapponibile con quello di “Ignoto 1”. Condannato definitivamente all’ergastolo nel 2018, nonostante si sia sempre professato innocente.
Una vicenda giudiziaria che però ancora non si è conclusa. Lo scorso 19 maggio la Prima Sezione della Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali di Massimo Bossetti, con rinvio per un nuovo esame davanti alla Corte d’Assise di Bergamo, relativo alla possibilità di accedere ai reperti confiscati ai fini dello svolgimento di indagini difensive, in vista di un’eventuale revisione del processo.
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