Omicidio di Pontirolo: ricostruzione e dettagli sul delitto di fine anno

I funerali di Roberto Guerrisi si terranno proprio oggi sabato 4 gennaio

carabinieri

Il tragico episodio che ha coinvolto Roberto Guerrisi, 42enne di Boltiere, ha scosso la comunità bergamasca. Guerrisi è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco il 28 dicembre, all’esterno della Db Car di Pontirolo. Una vicenda intricata e segnata da tensioni familiari, culminata in una discussione violenta e nell’uso fatale di un’arma detenuta illegalmente.

La dinamica dell’omicidio

Secondo le ricostruzioni, Guerrisi si era recato più volte presso la Db Car per affrontare Domenico Bonfiglio e suo figlio, dopo che la figlia del 42enne aveva denunciato per percosse il fidanzato, legato alla famiglia Bonfiglio. Durante un primo confronto, Guerrisi aveva colpito al volto Domenico Bonfiglio e accoltellato alla spalla un giovane, prima di allontanarsi.

Circa mezz’ora dopo, Guerrisi era tornato accompagnato da sette parenti. I cancelli della ditta erano chiusi, ma la situazione è degenerata. Le telecamere hanno ripreso Rocco Modaffari, zio del fidanzato, che ha sparato due colpi, uno dei quali ha colpito Guerrisi al volto, causandone la morte.

L’arma e l’autopsia

L’arma, una pistola con matricola abrasa, è stata ritrovata due giorni dopo. L’autopsia ha confermato che Guerrisi è stato colpito al viso, con il proiettile che è uscito dalla spalla sinistra, causando un’emorragia letale.

Arresto e custodia cautelare

Rocco Modaffari, accusato dell’omicidio, è in custodia cautelare. Il giudice ha definito la sua personalità “allarmante”, evidenziando come l’uomo abbia scelto di rispondere alla presunta minaccia di Guerrisi con un’arma illegale invece di rivolgersi alle forze dell’ordine. Nonostante la mancanza di pericolo di fuga, la custodia è stata confermata a causa della gravità del reato.

Il dolore della famiglia

La moglie di Guerrisi, Emanuela, e i suoi parenti chiedono giustizia. “Era un papà protettivo e un uomo ottimista,” ha dichiarato Emanuela, che ora dovrà prendersi cura da sola delle tre figlie. Roberto Crea, cognato della vittima, ha espresso il dolore della famiglia: “Non riusciamo a darci una spiegazione, non c’era motivo.”

Redazione

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