Le nuove linee guida per la sicurezza dei locali prevedono misure volontarie, ma suscitano critiche per gli oneri aggiuntivi. Le associazioni di categoria chiedono modifiche.
Le nuove regole introdotte dal decreto Piantedosi
Telecamere di sorveglianza, un referente per la sicurezza, un’adeguata illuminazione e un codice di condotta da affiggere all’interno dei locali: sono queste alcune delle misure previste dal decreto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, pubblicato lunedì 27 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale. Le linee guida, rivolte a bar, ristoranti, discoteche e alberghi, invitano gli esercenti a collaborare con le autorità per prevenire atti illegali e situazioni di pericolo. Sebbene non vi sia un obbligo, il provvedimento ha sollevato dubbi e preoccupazioni tra gli operatori del settore.
Un impatto su migliaia di attività a Bergamo
Le misure coinvolgono direttamente un ampio numero di esercizi pubblici. Solo a Bergamo, sono circa 2.600 i bar, esclusi i locali con cucina, che potrebbero essere interessati dal decreto. Durante il fine settimana, le associazioni di categoria hanno cercato di rassicurare i gestori riguardo alla natura volontaria delle nuove regole, ma i timori restano elevati.
Giorgio Beltrami, vicepresidente Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Lombardia e presidente Fipe Bergamo, si dice preoccupato per il mancato coinvolgimento delle sigle di rappresentanza e soprattutto in quanto “il decreto sposta responsabilità di ordine pubblico, che spettano allo Stato, sulle attività spesso piccole e a conduzione familiare. Obblighi insostenibili per un settore già gravato da costi e adempimenti. Inoltre, insinuano l’idea che i locali siano luoghi di pericolo, quando invece offrono un servizio alla cittadinanza, promuovendo socialità e non rischio. Serve un dialogo costruttivo per rivedere il decreto e chiarirne modalità e ambiti”.
Confesercenti: “Incentivi necessari per attuare le misure”
Filippo Caselli, direttore di Confesercenti Bergamo, riconosce l’importanza della sicurezza, ma sottolinea la necessità di sostenere gli esercenti: “Va tenuto conto delle difficoltà del settore. La nomina di un responsabile della sicurezza, l’installazione di telecamere e l’adozione del codice di condotta sono oneri aggiuntivi. Servono incentivi, sgravi fiscali e un monitoraggio condiviso per valutarne gli effetti”.
Caselli ricorda anche le esperienze passate della città: “Bergamo ha già sperimentato misure simili, come il regolamento ‘anti-movida’ introdotto in Borgo Santa Caterina, applicato con risultati altalenanti”.
Il vicesindaco Gandi: “Più poteri agli enti locali”
Sergio Gandi, vicesindaco di Bergamo ed ex assessore alla Sicurezza, richiama l’attenzione sull’importanza della collaborazione tra operatori e autorità: “Sono state fatte tante operazioni condivise con gli esercenti, soprattutto in momenti difficili come il Covid-19. Non credo che imporre misure sia utile: meglio dare più potere agli enti locali, permettendo loro di intervenire sugli orari di chiusura, qualcosa che oggi possiamo fare solo in misura limitata”.
Gandi esprime anche dubbi sull’efficacia delle misure proposte: “Mi chiedo se queste regole servano davvero a tutti gli esercizi del settore. Non si può chiedere di fare investimenti senza prevedere coperture, altrimenti qualcuno deve metterci le risorse”.
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