Un giovane albanese residente a Endine Gaiano è stato arrestato dai carabinieri di Clusone con l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga. L’arresto è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, nell’ambito di una maxi-operazione coordinata dai carabinieri di Frascati, che ha portato all’arresto di 28 persone in diverse regioni italiane.
L’indagine, partita dal monitoraggio di un detenuto nel carcere romano di Rebibbia, ha coinvolto circa 300 carabinieri impegnati in esecuzioni di custodia cautelare in nove province, tra cui Roma, Napoli, Avellino, Bergamo e altre. I provvedimenti, emessi dal gip di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, si inseriscono in un quadro di operazioni mirate a smantellare una rete di narcotraffico radicata principalmente nel sud-est della Capitale.
L’arresto a Endine
Il 26enne arrestato a Endine Gaiano è uno dei 28 indagati accusati di traffico di stupefacenti. L’operazione che ha coinvolto il giovane si inserisce nel filone principale dell’inchiesta, che ha portato a identificare e fermare figure centrali nella gestione di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico. La rete criminale veniva gestita anche dall’interno del carcere di Rebibbia, grazie a un sistema di comunicazione tra un detenuto e complici esterni.
False dichiarazioni e corruzione
Accanto all’indagine sul traffico di droga, i carabinieri hanno eseguito altre misure cautelari nei confronti di quattro persone accusate di corruzione, falsità ideologica e turbativa di procedimenti pubblici. Tra queste, uno psicologo del Servizio per le dipendenze (Serd) di Roma, considerato uno dei promotori di un sistema illecito volto a ottenere misure alternative per i detenuti, attraverso false attestazioni.
Le indagini hanno rivelato come, grazie alla collaborazione di due avvocati (uno dei quali arrestato), un narcotrafficante detenuto a Rebibbia riuscisse a trasmettere direttive all’esterno per gestire l’organizzazione criminale. L’attività della rete, scoperta attraverso intercettazioni e controlli, includeva non solo la gestione dello spaccio di droga, ma anche tentativi di influenzare decisioni giudiziarie con documenti falsi.
Le indagini
L’operazione, suddivisa in due filoni principali, è stata avviata proprio grazie al monitoraggio delle comunicazioni all’interno del carcere di Rebibbia, che ha permesso di svelare i legami tra il detenuto e i suoi collaboratori. L’attività investigativa si è estesa su più fronti, includendo la corruzione di pubblici ufficiali e l’utilizzo di dichiarazioni false per favorire i detenuti.
Il caso di Endine Gaiano rappresenta uno dei punti di questa complessa indagine, che ha evidenziato la capacità del narcotrafficante detenuto di controllare le operazioni anche dall’interno del carcere, sfruttando contatti privilegiati con figure professionali.
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