Un muratore di Montello ha subito un’errata registrazione da parte della Prefettura, che ha trasformato un anno di sospensione della patente in un blocco di 999 mesi. Il Tribunale ha riconosciuto l’errore, ma ha respinto la richiesta di risarcimento.
Nel 2014, a un muratore di Montello, nato nel 1984, era stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza, con una durata prevista di 12 mesi. Tuttavia, un errore amministrativo della Prefettura di Bergamo ha portato alla registrazione errata del provvedimento, indicandolo come 999 mesi, ovvero 83 anni. Questa inesattezza ha avuto conseguenze significative sulla vita del lavoratore, che si è visto privato del documento per un periodo molto più lungo del previsto.
La battaglia legale e la decisione del Tribunale
Per far valere i suoi diritti, l’uomo ha avviato una causa civile contro il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Bergamo, chiedendo un risarcimento per i danni subiti. Il Tribunale ordinario di Brescia ha riconosciuto la responsabilità dell’errore amministrativo, ma ha ritenuto insufficienti le prove presentate per giustificare un risarcimento economico.
Secondo la sentenza, il danno subito non era dimostrato in modo adeguato. In particolare, il giudice ha sottolineato che il muratore non ha fornito prove concrete sull’impossibilità di trovare un impiego alternativo o sull’imprescindibilità della patente per il proprio lavoro. Inoltre, il fatto che nel periodo in esame abbia comunque stipulato contratti di lavoro all’estero ha pesato sulla decisione del Tribunale.
Le conseguenze per il lavoratore
A causa dell’errore, l’uomo ha dovuto trasferirsi in Svizzera per ottenere una nuova patente e poter lavorare. Negli anni ha lavorato anche in Germania e attualmente è un lavoratore stagionale in Svizzera. Ogni volta che rientra in Italia è costretto a muoversi con i mezzi pubblici.
Nonostante le difficoltà vissute, il Tribunale ha ritenuto che la necessità di utilizzare i trasporti pubblici non rientri nelle ipotesi di danno risarcibile. Inoltre, il presunto danno legato alla rinuncia alla vita in Italia non è stato supportato da prove concrete.
Alla fine, oltre alla mancata concessione del risarcimento, il lavoratore si è visto anche condannare al pagamento delle spese processuali.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.