Un vasto incendio boschivo è scoppiato nella serata del 10 aprile sulla Corna Trentapassi, in territorio di Pisogne, lungo il versante bresciano del lago d’Iseo. Le fiamme, visibili da diversi comuni rivieraschi, tra cui Riva di Solto, hanno rapidamente coinvolto un’estesa area verde sopra la ciclopedonale tra Vello di Marone e Toline. Le prime ipotesi escluderebbero l’origine dolosa del rogo.
Le operazioni di spegnimento sono riprese con l’alba dell’11 aprile, dopo un primo contenimento notturno da parte dei Vigili del Fuoco. In campo anche le squadre dell’antincendio boschivo della Comunità montana del Sebino, affiancate dai distaccamenti di Darfo Boario Terme e Sale Marasino. In supporto a terra sono intervenuti i Carabinieri Forestali e la Protezione civile.
Per garantire la sicurezza durante le manovre, la statale 510 è stata temporaneamente chiusa al traffico. Sul posto sono stati richiesti anche un Canadair e due elicotteri, necessari per contrastare le fiamme dall’alto e arginare un fronte attivo che ha devastato oltre 50 ettari di superficie boschiva. L’intervento aereo si è rivelato essenziale, considerando la difficoltà di raggiungere alcuni punti impervi del monte.
Secondo i rilievi iniziali, il fuoco si sarebbe originato nei pressi di un’area picnic vicino a un parcheggio utilizzato da surfisti, da cui si sarebbero sprigionate scintille causate da un braciere non correttamente spento. Una causa quindi colposa e non dolosa, come confermato dalle prime analisi degli investigatori sul posto.
Il pericolo non è ancora del tutto rientrato, soprattutto a causa dell’esposizione a sud del versante colpito, che nelle ore più calde potrebbe favorire la riattivazione di focolai nascosti tra le rocce. Una leggera brezza che soffia costante sul Sebino contribuisce a mantenere alta l’allerta. Le squadre di emergenza restano dunque in presidio permanente nella zona.
Nonostante la gravità dell’evento, non si sono registrate interruzioni alla circolazione ferroviaria né criticità sulla viabilità secondaria, ad eccezione della temporanea chiusura della statale principale. I danni ambientali sono comunque ingenti, con una significativa porzione del patrimonio boschivo locale compromessa.
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