Una tragedia, ma non un errore medico. È quanto emerge dalla perizia disposta dal tribunale di Bergamo sulle cause della morte di Jason Mensah Brown, il 23enne di origini ghanesi che, il 24 luglio 2022, entrò in coma dopo l’iniezione di Midazolam presso il pronto soccorso di Alzano Lombardo. Dopo sei mesi di ricovero in stato vegetativo, il giovane morì a seguito delle complicanze legate all’allettamento prolungato.
Secondo la relazione tecnica firmata dalla dottoressa Yao Chen, medico legale, e dal professor Giorgio Iotti, primario di Rianimazione al San Matteo di Pavia, la somministrazione del farmaco non fu frutto di negligenza né di imperizia da parte dei sanitari. La conclusione: “Jason è andato in coma per il Midazolam, ma nessuna colpa è attribuibile al personale sanitario”.
A rispondere dell’accusa di omicidio colposo sono due professionisti presenti in reparto quella sera: A.M., 46 anni, medico di turno, e F.P., 40 anni, psichiatra, che aveva prescritto la terapia sedativa. Jason era arrivato al pronto soccorso in condizioni di grave agitazione, trasportato dalla polizia locale dopo un episodio in strada in cui, completamente nudo, manifestava sintomi di una crisi psicotica acuta con allucinazioni e deliri mistici.
Per calmare il ragazzo, cinque persone tra carabinieri, vigili urbani e una guardia giurata furono costrette a immobilizzarlo a terra, rendendo impossibile una somministrazione graduale del sedativo. Fu così deciso di iniettare 5 ml di Midazolam per via endovenosa, un ansiolitico a effetto rapido spesso utilizzato nei casi di forte agitazione psichiatrica.
Tuttavia, il farmaco causò un arresto cardiocircolatorio improvviso. Jason fu rianimato sul posto, ma il danno encefalico provocato dalla carenza di ossigeno risultò irreversibile. Trasferito prima all’ospedale di Treviglio e poi a Zingonia, il 23enne rimase in coma fino al decesso.
“La scelta del Midazolam è stata coerente con il protocollo – ha spiegato la dottoressa Chen a Bergamonews –. Si tratta di un farmaco sicuro, ampiamente usato in contesti di emergenza e con un antagonista disponibile. Tuttavia, come ogni farmaco, presenta effetti collaterali e rischi, soprattutto in pazienti in condizioni critiche”.
Il professor Iotti ha confermato la valutazione, specificando che la modalità di somministrazione rapida fu necessaria: “In una simile condizione, è impensabile applicare una flebo. Il paziente avrebbe rimosso l’ago. Inoltre, il Midazolam non richiede la presenza obbligatoria di un rianimatore, non essendo un anestetico”.
I periti, quindi, escludono responsabilità penali da parte dei medici, evidenziando come l’intervento sia avvenuto in un contesto emergenziale che limitava le alternative operative.
La prossima udienza è fissata per l’8 maggio, giorno in cui verranno ascoltati i consulenti di parte, chiamati a fornire ulteriori elementi per valutare il comportamento degli operatori sanitari in quella delicatissima circostanza.
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