La morte di Angelo Bonomelli, l’anziano imprenditore trovato senza vita nella sua auto l’8 novembre 2022 a Trescore, continua a far discutere in aula. Nella nuova udienza del processo d’appello, tenutasi il 30 aprile, le difese hanno chiesto di escludere l’omicidio volontario con dolo eventuale, riconosciuto in primo grado dalla Corte d’assise di Bergamo, proponendo invece l’ipotesi di omicidio preterintenzionale o morte come conseguenza di altro reato, ovvero la rapina.
L’80enne fu sedato con del Rivotril – potente ansiolitico – mescolato di nascosto nel caffè durante un incontro al bar Sintony di Entratico. Dopo essere stato derubato di cellulare, orologio e denaro, fu lasciato privo di sensi nella sua auto, dove è stato poi trovato morto.
Le condanne e l’accusa di primo grado
Le pene già inflitte in primo grado sono pesanti: 26 anni per Matteo Gherardi (ritenuto la mente dell’azione) e Omar Poretti; 15 anni per Jasmine Gervasoni, ex compagna di Gherardi, e per suo padre Luigi Rodolfo Gherardi. Secondo i giudici, gli imputati dovevano mettere in conto la possibilità che il sedativo fosse letale per un uomo anziano, motivo per cui è stato configurato il dolo eventuale.
Le tesi delle difese
Gli avvocati difensori – Gianluca Quadri, Luca Bosisio, Roberta Zucchinali – hanno ribadito la gravità dei fatti, ma contestato la qualificazione giuridica, appellandosi a sentenze della Cassazione, tra cui quella emessa nel caso Thyssen Group, dove si afferma che l’accettazione del rischio non equivale a dolo eventuale, ma a colpa.
In particolare, Quadri ha affermato che non esisteva «un pericolo immediato per la vita di Bonomelli», che appariva solo intontito e addormentato. E ha citato casi locali con condanne più basse per omicidi volontari: dal marito che affogò la moglie alla colf che gettò una pensionata dalla finestra.
Per Zucchinali e Bosisio, la Corte avrebbe potuto scegliere l’interpretazione meno sfavorevole, come previsto dall’articolo 533 del codice di procedura penale. Inoltre, hanno sostenuto che i precedenti analoghi di Gherardi – almeno cinque rapine con sedativi, anche su anziani – non avevano mai causato decessi.
La posizione della parte civile
Di tutt’altra opinione l’avvocato Daniele Bosio, legale della famiglia Bonomelli con Raffaella Sonzogni, che ha evidenziato il movente esclusivamente economico dell’azione: «La vita di Bonomelli è stata ridotta a mero strumento per ottenere 1.369 euro dall’orologio venduto a un compro oro». Ha anche richiesto la trasmissione degli atti per sequestro di persona, reato non ancora contestato.
Verso la sentenza
La Corte d’assise d’appello di Brescia si pronuncerà il prossimo 21 maggio, dopo le repliche delle parti. In ballo non c’è solo la pena, ma anche la qualificazione stessa del reato: dolo eventuale, omicidio preterintenzionale o morte in conseguenza di rapina. Un dettaglio tecnico, ma cruciale per il destino dei quattro imputati.
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