Omicidio Claris, il giorno dopo: omaggi, rabbia e uno striscione oscuro sul luogo del delitto

In via Ghirardelli fiori, maglia della Curva e un messaggio inquietante. Le indagini si concentrano sull’innesco della lite e sulla dinamica dell’aggressione

La pioggia ha cancellato il sangue, ma non il dolore. In via Ghirardelli, a due passi dal Gewiss Stadium, il giorno dopo l’omicidio di Riccardo Claris, 26 anni, accoltellato nella notte tra sabato 3 e domenica 4 maggio, restano i segni tangibili del lutto e della tensione. I carabinieri proseguono le indagini per chiarire la dinamica di una lite nata per rivalità calcistiche e sfociata in tragedia.

Sulla cancellata del civico 27, dove si è consumato l’ultimo atto dell’aggressione, sono stati lasciati due mazzi di fiori e una maglia nerazzurra della Curva Nord, simboli della passione calcistica di Riccardo e dell’affetto della tifoseria. Proprio i suoi compagni della Curva, in occasione della trasferta a Monza, hanno esposto lo striscione “Claris ovunque con noi”, per ricordarlo nel modo più diretto: allo stadio, accanto alla squadra che amava.

Ma la scena si è arricchita di un elemento inquietante: uno striscione apparso poco distante, affisso su un lenzuolo bianco e scritto con vernice rossa, che recita:
“1 si è salvato rinnegandovi, 2 hanno seguito le vostre orme. È ora di tornare giù e accogliere il vostro destino”.
Un messaggio criptico, dai toni cupi e minacciosi, la cui destinazione resta ignota. È rimasto appeso solo per alcune ore, prima di essere rimosso nella tarda mattinata di domenica.

Le domande, al momento, sono molte più delle risposte: chi lo ha scritto? A chi è rivolto? È un messaggio interno al mondo delle tifoserie o qualcosa di più personale? Le forze dell’ordine, pur mantenendo il massimo riserbo, non escludono alcuna pista, tenendo in considerazione anche il contesto ultras e il possibile legame con dinamiche pregresse.

Nel frattempo, i rilievi della scientifica si sono concentrati sia lungo la strada sia nei garage del condominio dove Claris è stato ucciso. Il coltello in ceramica usato da Jacopo De Simone, 19 anni, è stato recuperato spezzato in due, segno della violenza dell’aggressione. Ora si lavora per ricostruire ogni dettaglio temporale, allineando le testimonianze dei presenti e dei residenti ai riscontri materiali, per stabilire l’esatta sequenza degli eventi tra Borgo Santa Caterina, dove è nata la lite, e via Ghirardelli, dove si è conclusa nel sangue.

La città resta sotto shock. Dopo l’appello della sindaca Carnevali a un “patto educativo” per affrontare il disagio giovanile, il quartiere intorno allo stadio riflette su quanto accaduto. Un omicidio assurdo, maturato in un contesto che mescola tifo, rabbia e solitudine, e che ora lascia dietro di sé dolore, inchieste e inquietanti messaggi da decifrare.

Redazione

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