Treviglio ha fatto sentire la propria voce. Circa 250 persone si sono radunate nel pomeriggio di venerdì in piazza Manara, per partecipare al presidio promosso dal Comitato Treviglio per la Palestina, chiedendo la fine del genocidio a Gaza e l’apertura immediata di corridoi umanitari per la popolazione civile.
La manifestazione, scandita da bandiere, cori e striscioni, ha visto la partecipazione di militanti, attivisti, cittadini comuni e rappresentanti di diverse associazioni politiche e sociali del territorio, come l’associazione Panta Rei, che gestisce la Casa del Popolo di Caravaggio.
Un flash mob dal forte impatto simbolico ha attirato l’attenzione dei presenti: alcuni vestitini per bambini, sporchi di sangue finto, sono stati posizionati su una bandiera israeliana stesa a terra, in segno di denuncia per le vittime civili del conflitto in corso. Un’azione pensata per sottolineare la drammaticità della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.
Tra gli interventi pubblici, quello di Fabio Cochis, portavoce del Comitato, ha posto l’accento su un’interpretazione politica forte e diretta: “Non è una guerra tra eserciti, ma un massacro sistematico”, ha dichiarato, denunciando quella che ha definito “una pulizia etnica volta allo svuotamento di Gaza per l’espansione coloniale israeliana”. Secondo Cochis, l’azione israeliana si svolge con il pieno appoggio delle potenze occidentali, in particolare Stati Uniti e Unione Europea, accusati di continuare a fornire armi allo Stato ebraico.
Nel suo intervento, Cochis ha anche duramente criticato il governo italiano, accusandolo di collaborare militarmente con Israele, facendo riferimento alla partecipazione a operazioni nel Mar Rosso. “Non basta più denunciare il genocidio – ha detto – servono azioni concrete da parte di chi ricopre ruoli istituzionali”.
Durante il presidio sono stati distribuiti volantini informativi e raccolti contributi volontari per coprire le spese organizzative dell’evento. Gli organizzatori hanno annunciato che quella di oggi è solo la prima di una serie di iniziative: “Vogliamo costruire una mobilitazione permanente – ha affermato Cochis – e promuovere nei prossimi mesi una grande manifestazione a Treviglio, sulla scia delle proteste che si stanno moltiplicando anche nelle università italiane”.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazioni nazionali e internazionali in solidarietà al popolo palestinese, che negli ultimi mesi hanno visto una crescente partecipazione da parte di realtà studentesche, civili e associative.
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