Un nuovo piano regionale per potenziare le prestazioni sanitarie e contenere le liste d’attesa è stato approvato da Regione Lombardia, con l’obiettivo di migliorare l’accesso alle cure e aumentare l’efficienza degli enti pubblici e privati accreditati. La delibera, proposta dall’assessorato al Welfare, stabilisce i volumi minimi di attività che dovranno essere garantiti nel 2025, accompagnati da nuovi criteri di monitoraggio e una rimodulazione dell’offerta in base alle esigenze territoriali.
Il piano prevede uno stanziamento complessivo di 60,8 milioni di euro, suddivisi in 40,8 milioni agli erogatori pubblici – di cui 4,6 milioni dedicati agli screening oncologici – e 20 milioni agli erogatori privati accreditati, comprensivi di 1,6 milioni per la prevenzione oncologica. La misura punta ad assicurare la continuità produttiva degli enti pubblici, che dovranno mantenere almeno il 70% delle prestazioni mensili rispetto al 2024, ridurre l’utilizzo dei canali diretti di prenotazione e incentivare l’uso della Rete Regionale Prenotazioni (RRP).
Particolare attenzione è stata dedicata ai programmi di screening oncologici, con l’obiettivo di superare il 95% di copertura per le principali fasce a rischio. Le tempistiche diagnostiche saranno oggetto di verifica e dovranno rispettare standard certi: colonscopia entro 30 giorni dal test positivo, ecografia mammaria entro 28 giorni e colposcopia entro 45 giorni.
Il sistema sarà sottoposto a un attento monitoraggio, con l’obbligo per le strutture sanitarie di rendere visibili le agende di prenotazione attraverso la rete regionale e di raggiungere almeno il 90% delle prescrizioni tramite Documento Elettronico Medico (DEM). A seconda dei risultati, sono previsti incentivi aggiuntivi per il superamento dei target, soprattutto in ambito di prevenzione.
Nonostante l’impegno economico e organizzativo, le criticità del sistema sanitario lombardo restano evidenti. Il piano interviene infatti soprattutto sull’offerta, ma il problema delle liste d’attesa è complesso e riguarda anche la gestione della domanda, l’appropriatezza delle prestazioni richieste e l’ottimizzazione dei percorsi di cura.
L’eccesso di burocrazia, la carenza di medici di medicina generale, il ricorso alla medicina difensiva e la difficoltà di accesso a percorsi rapidi e lineari restano elementi che ostacolano la piena efficacia delle misure adottate. In particolare, l’attuale struttura normativa e organizzativa non sempre facilita la riduzione delle richieste improprie o la rimozione delle doppie prescrizioni, che contribuiscono a congestionare il sistema.
A livello nazionale si discute da tempo sulla necessità di semplificare la prescrizione dei farmaci soggetti a piano terapeutico, che potrebbe liberare milioni di visite specialistiche oggi impegnate per adempimenti ripetitivi e non sempre clinicamente giustificati. Interventi di questo tipo, se recepiti anche a livello regionale, potrebbero rappresentare un passo concreto verso la riduzione delle liste d’attesa, affiancando le politiche di incremento delle prestazioni con azioni strutturali e sistemiche.
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