L’escursionismo sulle montagne delle Orobie sta vivendo un fenomeno di sovraffollamento, un’esplosione di presenze che, secondo gli esperti, potrebbe compromettere il vero spirito della montagna. Il fenomeno, iniziato già dopo la pandemia, si è accentuato negli ultimi anni, con un numero crescente di persone che affollano i sentieri e i rifugi. Il gestore del rifugio Carlo Medici ai Cassinelli, Claudio Trentani, lancia l’allarme: «L’afflusso è sempre più ingestibile e rischiamo di diventare dei luoghi senza anima», mettendo in luce come le montagne non possano più essere considerate semplicemente una meta turistica.
L’impatto della pandemia sull’escursionismo
La pandemia ha avuto un ruolo cruciale nel fenomeno di “overtourism”, con un numero crescente di escursionisti, soprattutto tra i giovani, che hanno riscoperto le bellezze naturali delle Orobie. Trentani racconta come, dal 2017, le persone che si avventurano nei sentieri della zona siano aumentate esponenzialmente. Nonostante la bellezza dei luoghi, questo flusso crescente sta portando a un’affollamento dei rifugi, riducendo la possibilità di offrire esperienze intime e autentiche.
L’effetto dei social e degli influencer sull’escursionismo
Un altro fattore che contribuisce a questa crescita incontrollata è l’influenza dei social media. I rifugi come quello di Trentani e il rifugio Albani a Colere sono diventati destinazioni popolari, anche grazie alla pubblicità informale fatta dagli influencer. “Oggi chiunque documenta le sue esperienze in montagna e le condivide sui social, trasformando l’andare in montagna in un prodotto da vendere”, spiega Trentani. Questo fenomeno ha avuto un impatto notevole sui giovani, che si avventurano sui sentieri senza una reale comprensione del luogo che stanno visitando.
Problemi di gestione e snaturamento del ruolo dei rifugi
Il fenomeno dell’overtourism sta mettendo a dura prova i rifugi, che non sono preparati a gestire un numero così elevato di visitatori. Maurizio Nava, gestore del rifugio Laghi Gemelli, sottolinea che le strutture non sono progettate per ospitare folle numerose, e che questo ha portato a una perdita di significato del rifugio come luogo di incontro e di educazione. Il rischio, secondo Nava, è che i rifugi diventino semplici ristoranti di montagna, perdendo la loro funzione di luoghi sicuri e di informazione.
Il disagio degli escursionisti e la mancanza di attrezzatura adeguata
Un altro problema significativo riguarda l’inadeguatezza dell’attrezzatura di molti escursionisti. Il rifugista Chicco Zani evidenzia come molti arrivano sui sentieri con abbigliamento inappropriato, come scarpette o infradito, ignorando i pericoli che un ambiente montano può comportare anche a quote relativamente basse. La crescente affluenza, unita alla superficialità di alcuni visitatori, rende sempre più difficile mantenere il rispetto per l’ambiente e la sicurezza.
Il ruolo del Cai per il turismo sostenibile
Il Cai (Club Alpino Italiano) sta cercando di affrontare il fenomeno dell’overtourism con un approccio che promuova una frequentazione “responsabile e sostenibile”. L’associazione ha messo in evidenza la necessità di una maggiore consapevolezza e educazione riguardo alla gestione delle risorse naturali delle Orobie, per evitare che i rifugi diventino vittime di un turismo che ne snaturi la funzione originale. «La montagna deve essere vissuta come un patrimonio naturale e culturale da rispettare», affermano i rappresentanti del Cai.
La necessità di limitare i flussi per preservare le Orobie
L’urgente necessità di bilanciare l’afflusso turistico con la tutela del territorio è evidente. Se da un lato il turismo porta benefici economici, dall’altro il rischio di danneggiare irreversibilmente le montagne è sempre più alto. Il Cai e i gestori dei rifugi chiedono di adottare politiche più rigide per regolare l’accesso ai sentieri e ai rifugi, così da preservare il valore naturale e culturale delle Orobie.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.