Il caso: Asja Cogliandro esclusa dal Perugia per gravidanza
Asja Cogliandro, pallavolista professionista con 15 stagioni alle spalle in Serie A, ha denunciato pubblicamente un episodio che solleva interrogativi urgenti sul trattamento delle atlete madri nello sport professionistico italiano. Dopo aver comunicato la sua gravidanza, la giocatrice ha riferito di essere stata emarginata e di non aver ricevuto alcuna conferma di rinnovo dal club Perugia Volley. Inoltre, secondo quanto riportato, le sarebbero stati negati sia lo stipendio che l’alloggio, nonostante avesse proposto soluzioni per conciliare maternità e attività sportiva.
Il fatto ha generato una forte ondata di indignazione, portando le principali istituzioni sportive a prendere posizione. La Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) e la Lega Serie A Femminile hanno dichiarato di voler intervenire per garantire maggiori tutele alle atlete, in particolare durante fasi delicate come la gravidanza.
L’intervento di Lara Magoni al Parlamento Europeo
L’eurodeputata di Fratelli d’Italia, Lara Magoni, ex sciatrice e da sempre attiva nella promozione dello sport femminile, ha reagito con fermezza alla vicenda Cogliandro, definendola “inaccettabile” e rappresentativa di una problematica più estesa e sistemica. In una nota ufficiale ha dichiarato:
“Come donna e sportiva, sono profondamente indignata. Nel 2025 è inaccettabile che la maternità venga ancora vista come un impedimento alla carriera. Questi episodi non sono casi isolati, ma la manifestazione di una realtà ancora troppo diffusa e spesso ignorata. Le donne devono poter diventare madri senza dover rinunciare alla propria realizzazione professionale”.
Ue, una proposta per le atlete in gravidanza
Nel suo incarico come relatrice per il gruppo ECR sul documento “Il ruolo delle politiche UE nella definizione del Modello Sportivo Europeo”, Magoni ha presentato emendamenti specifici per rafforzare la tutela delle atlete durante la maternità. L’obiettivo è sollecitare sia l’Unione Europea che i singoli Stati membri a garantire condizioni di lavoro e diritti uguali, evitando ogni forma di discriminazione.
“È un passo avanti importante – sottolinea – nonostante la competenza dell’Unione in ambito sportivo resti limitata e di coordinamento”.
Una battaglia di civiltà: la maternità non è un ostacolo
Lara Magoni ha ribadito la necessità di un cambiamento culturale oltre che legislativo, chiedendo che la maternità venga riconosciuta come una componente naturale e preziosa della carriera di un’atleta, non un ostacolo o un fattore di esclusione:
“La battaglia per i diritti delle donne nello sport è una questione di giustizia, rispetto e uguaglianza. Lo sport deve diventare un ambiente sicuro e inclusivo dove le atlete siano tutelate e valorizzate in ogni fase della loro vita. È tempo di riconoscere la maternità come un valore aggiunto, non come un ostacolo”.
L’appello per un cambiamento concreto
Il caso di Asja Cogliandro ha fatto emergere ancora una volta la mancanza di un sistema sportivo pienamente inclusivo, capace di proteggere le atlete non solo nella loro performance, ma anche nei loro diritti fondamentali. L’auspicio è che questa vicenda non resti un episodio isolato, ma si trasformi in una spinta concreta verso una normativa più equa e umana per tutte le sportive europee.
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