Il bullismo continua a essere una delle emergenze educative più gravi, con ripercussioni psicologiche, emotive e fisicheche possono durare anni. Per affrontarlo è fondamentale riconoscere i segnali, intervenire con consapevolezza e creare una rete educativa che coinvolga famiglia, scuola ed enti territoriali. È questo il messaggio al centro dell’intervista alla dottoressa Ivana Simonelli, psicologa, psicoterapeuta e ideatrice del metodo psicopedagogico “Dillo con la Voce”, che invita genitori e insegnanti ad accogliere i ragazzi con pacatezza per evitare che si chiudano in se stessi.
Il bullismo non è un semplice conflitto tra pari, spiega la psicologa: si tratta di azioni ripetute nel tempo, con intenzionalità e squilibrio di potere tra chi agisce e chi subisce. A essere colpiti sono spesso ragazzi educati, gentili, a volte timidi o isolati, che non riescono a reagire o a chiedere aiuto. Le conseguenze possono essere gravi: bassa autostima, disturbi psicosomatici, autolesionismo, fino al rischio di pensieri suicidari in età adolescenziale.
“Le vittime si chiudono per paura e vergogna”, sottolinea Simonelli a Bergamonews. Temono le reazioni del bullo, ma anche quelle degli adulti: genitori troppo arrabbiati o ansiosi possono involontariamente ostacolare la comunicazione. Il primo passo è quindi osservare i segnali, come cambiamenti nell’umore o nell’andamento scolastico, e ascoltare con empatia. “I ragazzi si aprono solo se sentono che l’adulto è calmo e pronto ad accoglierli”.
Gli insegnanti, grazie alla loro presenza quotidiana, possono giocare un ruolo chiave. Hanno il compito di promuovere comportamenti pro-sociali, osservare dinamiche critiche nei gruppi classe e collaborare con genitori, psicologi e dirigenti scolastici. La prevenzione passa anche da attività concrete: educazione emotiva, lavori di gruppo, confronto guidato, percorsi formativi sui rischi del bullismo.
Un altro aspetto importante è la figura del bullo, spesso erroneamente etichettato solo come “cattivo”. In realtà, afferma Simonelli, “il bullo è un ragazzo fragile” che maschera le proprie insicurezze con atteggiamenti aggressivi. Spesso ha alle spalle esperienze traumatiche, trascuratezza o maltrattamenti. Anche per lui è fondamentale un percorso psicoterapeutico, per interrompere il ciclo di violenza e sofferenza.
Infine, il cyberbullismo rappresenta una forma ancora più pericolosa e pervasiva di prevaricazione. Le offese diventano virali, incontrollabili, con effetti devastanti simili a “una catastrofe naturale”. L’unica strategia efficace, avverte Simonelli, è una preparazione preventiva, con piani d’azione chiari, informazione sulle leggi in vigore e la costruzione di una cultura digitale empatica e responsabile.
Il bullismo, dunque, si combatte con l’ascolto, l’educazione e la cooperazione. Serve una comunità educante unita e consapevole, capace di accogliere, comprendere e intervenire con tempestività.
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