Una morte improvvisa nella notte andina
La notizia della scomparsa di don Alessandro Fiorina, 65 anni, ha scosso profondamente la comunità bergamasca e quella boliviana. Il missionario, nato il 2 luglio 1960 nella parrocchia di Santa Croce in Malpensata a Bergamo, viveva in Bolivia dal 1991. Il decesso è avvenuto nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 agosto, con il ritrovamento nel pomeriggio dello stesso giorno. Le prime ricostruzioni indicano come possibile causa le esalazioni di una stufetta, accesa probabilmente per contrastare un’insolita ondata di freddo che ha colpito la regione.
Radici profonde nella missione
Arrivato in Sud America alla “ricerca di Dio”, don Alessandro aveva già maturato esperienze di vita comunitaria e assistenza agli emarginati in Italia. Aveva collaborato con l’Albergo Popolare Bonomelli di Bergamo e con una comunità a Longuelo che accoglieva ex pazienti psichiatrici. Dopo un anno con i Piccoli Fratelli a Udine e Bologna, nel 1991 raggiunse un confratello francese in Bolivia. Nel 1988 aveva conosciuto la Comunità Papa Giovanni XXIII e l’anno seguente incontrato don Oreste Benzi.
Le opere in Bolivia
Nel 2004 si trasferì a Tarija con due giovani con problemi di alcol e droga, fondando La Colmena Santa Rita, una casa di accoglienza per emarginati. Qui trovavano rifugio uomini senza casa, persone con dipendenze, ex detenuti e ragazzi in difficoltà con la giustizia. La struttura, sostenuta anche dal Celim Bergamo, oggi ospita oltre 70 persone tra i 15 e i 65 anni. La filosofia era semplice ma rivoluzionaria: tutti, una volta aiutati, dovevano contribuire ad aiutare gli altri.
Ordinazione e riconoscimenti
Don Alessandro prese i voti nella Comunità Papa Giovanni XXIII nel 1996 e fu ordinato sacerdote nel 2002 nella Diocesi di Bergamo. Nel 2015 ricevette il premio “Papa Giovanni XXIII”, dedicato ai missionari bergamaschi. Nel 2022, una delegazione guidata dal vescovo Francesco Beschi visitò la comunità di Tarija, testimoniando l’impatto della sua opera.
Le testimonianze di chi lo ha conosciuto
«Era un uomo mite, capace di vedere oltre l’orizzonte» – ricorda Giovanni Marini del Celim Bergamo. Un volontario lo ha definito «l’unico santo che abbia conosciuto in tutta la mia vita». Don Cristian Belotti, compagno di seminario, rievoca il regalo di ordinazione: il libro La sapienza di un povero, simbolo di tutta la sua missione. Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, lo descrive come «un uomo che ha consacrato la sua vita a Dio e ai poveri con grande generosità», capace di anteporre sempre il bene degli altri alle proprie necessità.
L’ultimo saluto nella sua terra d’adozione
Dopo un periodo in Italia nel 2023 per motivi di salute, don Alessandro era tornato a Tarija. Secondo la sua volontà, sarà sepolto in Bolivia, tra la gente che ha servito per più di trent’anni. La data delle esequie non è ancora stata fissata. Alla sorella Ilaria e ai familiari sono giunte le condoglianze dal Centro Missionario Diocesano, che ha espresso vicinanza anche alla comunità della Colmena.
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