A Dossena le Highland scozzesi: mucche nutrite a erba che riducono la CO₂

L’azienda Grass-Fed al centro di uno studio dell’Università di Milano: tra innovazione tecnologica, blockchain e allevamento sostenibile

La filosofia dell’allevamento “grass-fed”

Hans Quarteroni, allevatore e titolare dell’azienda agricola Grass-Fed di Paglio di Dossena, ha spiegato di aver puntato da oltre quindici anni sulla razza bovina delle Highland scozzesi. Questi animali, originari del nord della Scozia, si nutrono esclusivamente di erba e fieno, senza cereali. Questo tipo di alimentazione, ha sottolineato Quarteroni, garantirebbe carni più ricche di omega 3 e ridurrebbe le emissioni di anidride carbonica del 130%. Inoltre, le mucche sarebbero naturalmente predisposte a vivere all’aperto tutto l’anno, senza necessità di stalle.

Dalla sperimentazione al progetto scientifico

L’allevamento di Quarteroni, che dagli iniziali sei capi è arrivato oggi a circa cinquanta distribuiti su quaranta ettari, è stato selezionato insieme a quello di Patrick Ricetti di Mazzo Valtellina (Sondrio), che conta una trentina di capi su cento ettari, per un progetto sostenuto da Regione Lombardia con un finanziamento di 150 mila euro. A partire dall’autunno, l’Università di Milano condurrà per 18 mesi uno studio sulle caratteristiche di questi due allevamenti, analizzando la dieta degli animali, la carne prodotta e la qualità del terreno. L’obiettivo dichiarato è quello di dimostrare scientificamente i benefici ambientali e nutrizionali dell’allevamento bovino “grass-fed”.

L’impegno associativo e il disciplinare

Quarteroni ha ricordato di essere stato tra i fondatori e di essere oggi presidente dell’Aiag (Associazione italiana alimenti grass-fed), nata nel 2016 per diffondere la cultura dell’allevamento sostenibile. Nello stesso anno aveva depositato un primo disciplinare per l’etichettatura della carne “grass-fed” presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Ora, con il supporto della Regione, punta a un nuovo disciplinare più completo da presentare al Ministero dell’Agricoltura, con la prospettiva di ottenere l’approvazione nella primavera del 2026.

Blockchain e certificazione digitale della carne

Tra i progetti futuri, Quarteroni ha annunciato lo sviluppo di un’app che sfrutterà la tecnologia blockchain per certificare la qualità della carne. L’obiettivo, ha chiarito, non è sostituire i controlli ufficiali, ma integrare un sistema digitale di documentazione tramite fotografie che attestino tutte le fasi della filiera: dall’animale in vita al macello, fino al centro di abbattimento e di sezionatura. In questo modo, l’ente certificatore diventerebbe partner attivo del processo, riducendo i costi per gli allevatori senza rinunciare alle verifiche.

Il collare intelligente per il monitoraggio

Quarteroni, insieme a Manuele Ferri, partner di Aiag che seleziona i bandi a favore degli allevatori associati (circa venti), ha riferito di lavorare anche a un progetto di innovazione tecnologica legato al monitoraggio degli animali. Con il supporto di una start-up lombarda, l’idea è sviluppare un collare intelligente in grado di registrare informazioni come i chilometri percorsi dai bovini, la quantità d’acqua bevuta e le volte in cui si spingono nei boschi. La tecnologia, già diffusa negli Stati Uniti, consentirebbe di raccogliere dati preziosi sulle abitudini degli animali e di utilizzarli per arricchire l’etichettatura della carne “grass-fed”.

Redazione

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