San Giovanni Bianco, strage di pecore e capre sul Cancervo: attacco di un branco di lupi

Venti capi sbranati o dispersi, tra cui 15 dell’alpinista Simone Moro. L’allevatore Bonaldi: «Cani e recinzioni non bastano, servono soluzioni concrete. Risarcimenti inadeguati»

lupo

Un nuovo attacco dei lupi ha colpito duramente l’alpeggio sul monte Cancervo, nel territorio tra San Giovanni Bianco e Taleggio, nella notte tra sabato 24 e domenica 25 agosto. L’assalto, probabilmente opera di un branco, ha provocato una vera e propria strage tra pecore e capre: almeno venti capi tra sbranati, feriti o dispersi, in una zona già colpita negli anni scorsi da episodi simili.

Tra gli animali uccisi, 15 erano di proprietà dell’alpinista Simone Moro, che da anni collabora con l’azienda agricola di Camilla Vigorelli e Alex Bonaldi, due giovani allevatori che ogni estate salgono in alpeggio con decine di capre, pecore, vacche e asini.«Le prime carcasse le ho trovate a un centinaio di metri dalla baita», racconta Bonaldi a L’Eco di Bergamo. «Tre pecore morte, due ferite, due capre mangiate completamente e altre 13 disperse. Un agnello agonizzante abbiamo dovuto abbatterlo».

Non è la prima volta che accade: già nel 2023 lo stesso allevatore aveva perso 21 pecore in un attacco, e due vitelli l’anno precedente. Sempre nello stesso periodo: tra fine agosto e inizio settembre.

Difese inefficaci e risarcimenti insufficienti

Sul posto erano presenti anche i tecnici della Polizia Provinciale e lo stesso Simone Moro, che lunedì si è alzato in volo con l’elicottero per cercare gli animali dispersi. L’alpinista ha denunciato l’inefficacia degli strumenti attuali per contenere il fenomeno: «I recinti elettrificati sono difficili da montare e smontare ogni volta in alpeggio. E nemmeno i cani da pastore maremmano, come quello presente sabato, riescono a fronteggiare un branco. Così non si può andare avanti. I risarcimenti? Ridicoli: si escludono perfino i capi dispersi. Serve una soluzione immediata, altrimenti il territorio sarà invaso».

Il problema dei risarcimenti è tra i più sentiti. Secondo la normativa lombarda, i capi dispersi non vengono rimborsati, a differenza di quanto stabilito in Piemonte, dove se viene accertata una predazione, anche gli animali scomparsi vengono conteggiati nei rimborsi. «Due anni fa ho perso 21 pecore e ho ricevuto solo 1.400 euro», spiega Bonaldi. «Ogni pecora vale almeno 200 euro. Così si umiliano i sacrifici di chi lavora tutto l’anno».

Un fenomeno in crescita

In provincia di Bergamo sono almeno tre i branchi di lupi accertati: uno nella zona Cancervo-Venturosa-Artavaggio, uno nel territorio di Gandellino, e un terzo tra Oltre il Colle, Ardesio e Roncobello.

Redazione

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2 Commenti
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Commento da Facebook
1 anno fa

L’unica spiegazione è che vi paghino per scrivere stupidaggini

Commento da Facebook
1 anno fa

Ma dai finiamola di creare allarmismi inutili!! Questa campagna di “attenti al lupo” è una follia….

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