Una lunga scia di violenza e criminalità ha attraversato la Val Seriana per mesi, con episodi che hanno coinvolto le comunità di Nembro, Albino e Ponteranica. A finire nel mirino sono stati soprattutto anziani, adolescenti e soggetti fragili, vittime indifese di un gruppo definito dagli inquirenti come una “banda di strada”, responsabile di almeno sette rapine in meno di un anno.
L’arresto dei quattro giovani, tutti di origine marocchina e di età compresa tra i 21 e i 29 anni, è avvenuto il 16 settembre, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Fondamentale il lavoro investigativo dei Carabinieri della Compagnia di Clusone, in collaborazione con le stazioni di Albino e Fiorano al Serio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e le descrizioni fornite da testimoni e vittime hanno portato all’identificazione e alla cattura dei responsabili.
Il modus operandi era sempre lo stesso: avvicinavano le vittime con una scusa – spesso con la richiesta di una sigaretta – per poi passare a minacce, aggressioni fisiche e furti. In alcuni casi, le rapine erano pianificate con precisione: mentre uno fungeva da palo, gli altri agivano con violenza. Lo scorso aprile, un anziano ultrasettantenne è stato attirato in una zona isolata con la promessa di droga e successivamente rapinato sotto la minaccia di una pistola. In un altro episodio, a un musicista di strada sono stati rubati 40 euro e distrutta la chitarra a calci, dopo essere stato insultato e minacciato davanti a un supermercato.
Il bottino complessivo, stimato attorno ai 10 mila euro, è stato speso interamente in serate al bar e soggiorni in albergo con donne. Nessuno dei quattro aveva un’occupazione, e quel denaro rappresentava l’unica fonte di reddito. La loro base operativa era un box nel quartiere “Fiorito” ad Albino, utilizzato per nascondersi e pianificare i colpi.
Particolarmente allarmanti le valutazioni del gip Federica Gaudino nel provvedimento di custodia cautelare: si parla di “natura violenta”, “spiccata indole criminale” e di un “assoluto senso di impunità”. In un caso, uno dei rapinatori ha agito a volto scoperto durante una rapina a un centro massaggi di Ponteranica, dove una dipendente è stata immobilizzata e derubata di contanti e dispositivi elettronici.
Nonostante fossero consapevoli di essere indagati, i quattro hanno continuato indisturbati a delinquere. Alcuni testimoni, dopo essere stati contattati dai malviventi per intimidirli e minacciarli, sono crollati emotivamente. Un episodio emblematico si è verificato quando un giovane, convocato in caserma per testimoniare, è scoppiato in lacrime per la paura.
In carcere sono finiti A.A. (29 anni), I.L. (23 anni), Z.H. (21 anni) e H.H. (29 anni), questi ultimi due fratelli. Quasi tutti avevano alle spalle numerosi precedenti penali, per reati che spaziano dal furto alle lesioni, passando per danneggiamenti e rapine.
Le indagini potrebbero però non essere concluse. Gli investigatori sospettano che i colpi messi a segno siano più di quelli accertati fino ad oggi. Gli elementi raccolti fanno pensare a un gruppo ben organizzato e recidivo, per il quale la criminalità rappresentava una vera e propria routine quotidiana.
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