Ospedale da campo ANA, 40 anni di missioni tra emergenze, terremoti e pandemia

Nato dopo il sisma del Friuli, è diventato simbolo di efficienza con l’emergenza Covid: a Bergamo si celebra una storia di interventi in Italia e nel mondo

Quattro decenni di interventi in scenari critici, in Italia e all’estero, con un solo obiettivo: portare aiuto dove le strutture sanitarie non arrivano. L’ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) compie 40 anni nel 2025, e sarà celebrato con una serie di eventi tra il 29 ottobre e il 2 novembre presso la Fiera di Bergamo, dove verrà allestita l’intera struttura su un’area di 3.600 metri quadrati, offrendo ai visitatori l’opportunità di conoscere la sua storia, il suo funzionamento e i dettagli delle missioni svolte.

La sua origine risale al terremoto del Friuli del 1976, una delle tragedie più devastanti della storia italiana. Fu in quell’occasione che medici e infermieri dell’Ospedale Maggiore di Bergamo capirono quanto fosse necessaria una struttura sanitaria mobile, pronta a intervenire quando le infrastrutture ospedaliere sono compromesse. Dopo il sisma dell’Irpinia nel 1980, l’idea venne formalizzata su proposta del presidente ANA Leonardo Caprioli e del ministro Giuseppe Zamberletti, trovando forma concreta nel 1986 e il primo intervento operativo l’anno successivo, durante le alluvioni in Val Brembana e Valtellina.

Oggi l’ospedale da campo ANA è tra le tre strutture sanitarie campali più importanti d’Europa, con base presso l’aeroporto militare “Antonio Locatelli” di Orio al Serio. Può essere dispiegato in due configurazioni: una “leggera”, trasportabile via terra, aria o rotaia, e una “maggiore”, più completa e specialistica, in grado di sostituire ospedali fissi in contesti di crisi.

Le missioni svolte sono innumerevoli. In Italia è intervenuto nei terremoti dell’Abruzzo (2009), dell’Emilia Romagna e Lombardia (2012) e del Centro Italia (2016). All’estero ha operato in Armenia nel 1988, in Sri Lanka dopo lo tsunami del 2004 (assistendo 15.000 pazienti e contribuendo a oltre 300 nascite), in Albania nel 1999, in Afghanistan nel 2011 e in Giordania nel 2012.

Ma l’intervento che ha segnato una svolta nella sua storia è stato quello del 2020, in piena pandemia da Covid-19. A ricordarlo è Sergio Rizzini, responsabile della sanità alpina dal 2015 al 2025, oggi passato il testimone a Remo Facchinetti. Rizzini racconta di come fu concepito il primo ospedale Covid al mondo, installato in soli 7 giorni nella Fiera di Bergamo, con 142 posti letto, sistemi avanzati di aerazione, reparti senza soffitto per ridurre la carica virale e filtri assoluti in entrata e uscita. Una struttura che, pur temporanea, ha saputo eguagliare gli standard di sicurezza di una sala operatoria.

«Abbiamo presentato il progetto all’Organizzazione Mondiale della Sanità e tenuto conferenze internazionali per spiegarne le soluzioni tecniche. – ricorda Rizzini – È stato un momento cruciale. Quando Bergamo era sotto i riflettori del mondo, l’ospedale da campo degli Alpini ha rappresentato una speranza concreta, un punto di riferimento affidabile».

Oggi l’obiettivo è ottenere la certificazione EMT2 (Emergency Medical Team di tipo 2), che lo renderebbe parte ufficiale del European Civil Protection Pool, potendo essere attivato anche in contesti di emergenza a livello europeo. La struttura dispone già della maggior parte delle attrezzature necessarie, ma mancano le risorse economiche e la certificazione operativa da parte dell’OMS e dell’Unità di Crisi Europea.

L’ospedale da campo ANA non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici: è stato costruito e aggiornato grazie a donazioni private e all’impegno volontario degli Alpini. Questo ne ha garantito grande autonomia operativa, ma allo stesso tempo limita la possibilità di raggiungere gli standard internazionali richiesti per le missioni ufficiali fuori dai confini nazionali.

Il 40° anniversario rappresenta quindi non solo un momento di celebrazione, ma anche una chiamata alla responsabilità collettiva per valorizzare un’eccellenza italiana nel campo dell’emergenza sanitaria. La storia dell’ospedale da campo degli Alpini racconta di generosità, visione strategica e capacità di azione rapida nei momenti più difficili. Un simbolo di efficienza e solidarietà che, anche dopo 40 anni, continua ad avere molto da dare.

Redazione

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