Bergamo, carcere oltre il limite: 610 detenuti per 319 posti

Sovraffollamento record a via Gleno, il 12° penitenziario più critico d’Italia. Appelli dalla Chiesa e dagli avvocati: “Servono misure alternative e nuove strutture”

Il carcere di Bergamo ha superato ogni soglia critica. Lunedì scorso, secondo i dati del Ministero della Giustizia, nella casa circondariale di via Gleno erano reclusi 610 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 319 posti. Un tasso di affollamento del 191%, che fa della struttura orobica il dodicesimo istituto penitenziario più sovraffollato d’Italia.

Un primato negativo che segue una progressione costante: nel marzo scorso era stata raggiunta quota 600, poi 605 in aprile, fino al nuovo picco attuale. In un solo anno, i reclusi sono aumentati del 6%, con un +11% in due anni.

Una pressione costante sul sistema

Il flusso continuo di nuovi ingressi e scarcerazioni non riesce più a garantire l’equilibrio interno. Al sistema, ormai, manca la capacità di assorbire nuovi detenuti, complice anche la presenza di soggetti con condanne brevi, spesso entrati in carcere a distanza di anni dai fatti. La situazione compromette non solo le condizioni di detenzione, ma anche la tenuta del personale penitenziario, da tempo sotto organico. Mancano almeno 40 agenti rispetto alla pianta organica prevista, e la pressione si riversa su un sistema già fragile. Il Consiglio comunale di Bergamo ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per richiamare l’attenzione del Governo, ma ad oggi nessuna risposta concreta è arrivata.

Un sistema al collasso

Come sottolinea L’Eco di Bergamo, a Bergamo, come in molte altre città italiane, la realtà carceraria non regge più il peso della popolazione detenuta. I numeri dicono tutto: il carcere ha quasi il doppio dei detenuti rispetto ai posti disponibili. Il personale è insufficiente, e le condizioni di vita e lavoro sono al limite.

La politica nazionale è chiamata ad agire, con urgenza, per evitare il definitivo collasso del sistema penitenziario. Dignità, sicurezza e rieducazione rischiano di diventare concetti vuoti se non supportati da interventi legislativi, risorse e visione a lungo termine.

Redazione

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