“Ho sentito due tonfi, poi l’abbiamo trovato a terra, immobile.” È con queste parole che uno dei ragazzi presenti all’ex cementificio Italcementi di Alzano Lombardo ricostruisce i tragici istanti che hanno portato alla morte di Daniel Esteban Camera Garcia, il 19enne di Casnigo caduto da circa cinque metri mentre praticava urban exploration con un gruppo di amici.
La testimonianza arriva da uno dei coetanei che era alle spalle di Daniel nel momento della caduta. I ragazzi si sono ritrovati, ancora sotto shock, nel parcheggio della zona industriale di Casnigo, per confortare l’amico più vicino alla vittima al momento dell’incidente.
“Eravamo entrati da nemmeno dieci minuti,” racconta il 19enne di Gandino a L’Eco di Bergamo. “Siamo saliti al primo piano. Daniel era il primo della fila. Improvvisamente ho sentito due tonfi: uno forse era il telefonino che usava come torcia. È caduto in un buco largo 50 centimetri, lungo 80 e profondo cinque metri. Non so se era coperto o se non l’ha visto. Di certo non ho sentito crepitii o rumori di rottura.”
Il gruppo è subito corso verso di lui. “Siamo scesi per le scale e lo abbiamo trovato. Era a terra, non si muoveva. Abbiamo chiamato subito il 118 e lo abbiamo messo in posizione di sicurezza, su un fianco.” Ma ormai era troppo tardi: Daniel era già privo di vita.
Il fascino del “gotico industriale” ha attirato ancora una volta giovani in cerca di scatti suggestivi da postare online. L’area dell’ex Italcementi — una struttura di oltre 22mila metri quadrati, dismessa e recintata — è da tempo teatro di incursioni notturne. “A volte urlo dal balcone per fermarli,” ha raccontato un residente, testimone di imprese pericolose come scalate alle ciminiere pur di catturare un’immagine spettacolare.
La Procura di Bergamo ha escluso al momento responsabilità penali, anche perché l’accesso non ha richiesto forzature evidenti e la dinamica sembra configurarsi come un tragico incidente. I carabinieri, coordinati dal PM Emanuele Marchisio, hanno analizzato le chat tra i ragazzi, dalle quali emergerebbero altri episodi simili. Ma quella sera l’ingresso è stato silenzioso, rapido, favorito anche dall’assenza di passanti e veicoli nelle ore notturne.
Le ragazze del gruppo, che erano rimaste in auto, ricordano l’allarme con incredulità: “Uno di loro ci ha chiamato: ‘È caduto, abbiamo avvisato il 118’. Non riuscivamo a crederci. I soccorritori sono arrivati a piedi, con la barella in spalla. L’ambulanza non poteva entrare.”
Per lunghi minuti, il buio dell’ex fabbrica ha avvolto il corpo di Daniel e lo sgomento degli amici. Un gesto forse nato per curiosità, forse per emulazione o semplice desiderio di avventura, si è trasformato in tragedia. E ora, attorno alla famiglia Camera Garcia, Casnigo e tutta la Val Seriana si stringono in un dolore composto ma profondo.
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