La tragedia avvenuta all’ex Italcementi di Alzano Lombardo continua a lasciare sgomenta un’intera comunità. A quasi due giorni dall’incidente, il dolore per la morte di Daniel Esteban Camera Garcia, 19 anni, è ancora vivo tra amici, conoscenti e familiari. Il giovane, conosciuto da tutti semplicemente come “Garcia”, è morto nella notte tra sabato 13 e domenica 14 dicembre, precipitando in una botola aperta all’interno dell’ex cementificio dismesso dagli Anni Settanta.
Gli amici lo ricordano come un ragazzo tranquillo, solare, benvoluto da tutti, e respingono con forza ogni tentativo di giudizio sommario. “Non si meritava quella fine”, raccontano. “Nessuno immaginava che quel posto fosse così pericoloso. Entrare lì dentro non era visto come un gesto estremo, ma come una semplice esplorazione dettata dalla curiosità”.
Secondo quanto ricostruito, Daniel faceva parte di un gruppo di sette ragazzi, cinque dei quali sono entrati nell’area dell’ex Italcementi mentre due sono rimasti all’esterno. Il diciannovenne era in testa al gruppo, con il cellulare acceso per illuminare il percorso. Una luce però insufficiente a rivelare la presenza di una botola rettangolare aperta, probabilmente confusa con il pavimento a causa del buio e delle superfici irregolari.
La caduta è stata di circa cinque metri. I compagni hanno udito due rumori distinti: il primo sarebbe stato quello del telefono, il secondo l’impatto fatale. Daniel è morto sul colpo, finendo sul pavimento del piano inferiore dell’edificio. Inutili i soccorsi.
La serata era iniziata in modo normale. Cena con i coscritti – in totale nove – al ristorante “Al Portichetto” di Cirano, a Gandino. Poi la compagnia si è divisa: alcuni amici hanno proseguito verso un locale a Nembro, altri, tra cui Daniel, hanno raggiunto l’ex cementificio di Alzano. Non era la prima volta, secondo quanto riferito da conoscenti, che il gruppo esplorava edifici abbandonati, una pratica nota come urban exploration (urbex), diffusa soprattutto tra i giovani e spesso documentata online.
Dal pomeriggio di lunedì 15 dicembre è stata aperta la camera ardente presso la Casa del commiato di Gazzaniga, in via Salici 6. Rimarrà accessibile anche oggi, martedì 16 dicembre, con orari dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 19. Numerose le persone che stanno rendendo omaggio al giovane, in un clima di grande commozione.
Daniel viveva a Casnigo, in via Trieste, con i genitori e il fratellino di 11 anni. Il padre Fabio, manutentore originario di Cazzano Sant’Andrea, e la madre Ana, di origine colombiana, hanno appreso i dettagli dell’accaduto solo dai carabinieri. “Non sapevo nulla di questa pratica – ha raccontato il padre –. Mi aveva detto che sarebbe andato a cena con gli amici. Era un ragazzo tranquillo, usciva solo nel fine settimana”.
La famiglia, molto conosciuta in paese, sta affrontando un dolore profondo. Daniel lascia anche due nonne, Maria e Teresa, oltre a tanti amici che chiedono rispetto e silenzio.
Dal punto di vista giudiziario, non sono stati aperti fascicoli in Procura. L’unica ipotesi astratta riguarda l’eventuale invasione di proprietà, ma ciò dipende da una denuncia formale dei proprietari dell’area. Al momento, dunque, la morte del giovane è considerata un tragico incidente.
Resta lo shock per una perdita improvvisa e la riflessione su luoghi abbandonati spesso percepiti come innocui, ma che possono nascondere pericoli estremi. Una tragedia che ha segnato profondamente la Val Seriana e che riporta al centro il tema della sicurezza in strutture dismesse.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.