Dopo quasi trent’anni di controllo da parte di Nestlé, lo storico marchio Sanpellegrino è pronto a cambiare proprietà. Il colosso svizzero ha infatti deciso di mettere in vendita l’intera divisione delle acque minerali, che include anche marchi noti come Acqua Panna e la francese Perrier. Il valore complessivo dell’operazione, secondo le stime, potrebbe superare i 5 miliardi di euro, con Sanpellegrino che rappresenta la parte più significativa dell’interesse economico, grazie alla sua notorietà globale e al forte legame con il Made in Italy.
L’operazione dovrebbe concludersi nel corso del 2026, proprio in coincidenza con l’inaugurazione del nuovo stabilimento industriale. Si tratta di un progetto da 90 milioni di euro, concepito nel 2016 e firmato dall’architetto danese Bjarke Ingels, che ha già trasformato l’accesso meridionale a San Pellegrino Terme. A questi si aggiungono altri 11 milioni investiti nella sorgente Nossana, che sarà donata a Uniacque, a testimonianza dell’impegno finora mantenuto sul territorio.
Tra i possibili acquirenti emergono fondi di investimento internazionali, in particolare statunitensi e francesi. Secondo indiscrezioni, il fondo Pai Partners sarebbe tra i favoriti nella corsa all’acquisizione. Tuttavia, la possibile uscita di Nestlé dal controllo della società solleva interrogativi rilevanti sul futuro industriale e occupazionale dell’azienda, nonché sul suo rapporto con la comunità locale.
La sede e la sorgente di San Pellegrino non sono delocalizzabili, un dato rassicurante per il mantenimento della produzione sul territorio. Tuttavia, la natura dell’investitore potrebbe influenzare la visione strategica a lungo termine. Se una multinazionale come Nestlé può garantire una certa continuità industriale, un fondo d’investimento potrebbe operare con logiche finanziarie orientate al breve periodo, focalizzate su rendimento e valorizzazione dell’attivo.
Il timore è che un cambiamento di rotta nella governance possa ridurre il legame identitario tra l’azienda e il territorio, compromettendo gli investimenti sociali, ambientali e infrastrutturali che fino a oggi hanno accompagnato la crescita del marchio. Non è solo la proprietà a cambiare, ma anche la prospettiva futura di un brand che ha reso celebre nel mondo il nome di San Pellegrino Terme e che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per l’economia e l’immagine della Valle Brembana.
Il valore simbolico e occupazionale della Sanpellegrino resta centrale per la comunità, anche se nel tempo si è leggermente attenuato. Tuttavia, un passaggio di proprietà non è mai neutro, e la speranza è che la nuova gestione mantenga gli impegni sul piano industriale e territoriale, evitando operazioni speculative che potrebbero snaturare un patrimonio imprenditoriale costruito in oltre un secolo di storia.
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